Energia, il conto del ritardo: fino a 5,7 miliardi a rischio
Tecnologie verdi ancora lontane dai traguardi, consumi di gas in lieve ripresa ed emissioni in aumento: la corsa italiana verso il 2030 perde velocità.
Idrogeno rinnovabile, biometano e cattura e stoccaggio del carbonio restano molto distanti dai risultati fissati per il 2030, nonostante l'introduzione di nuovi strumenti di sostegno. Il quadro conferma le difficoltà dell'Italia nel trasformare gli impegni sulla transizione energetica in risultati concreti.
Anche per l'industria gli aiuti alla decarbonizzazione appaiono discontinui e limitati nel tempo. Manca un disegno capace di accompagnare sia gli investimenti sia le spese operative, mentre i costi dell'energia e la concorrenza internazionale mettono sotto pressione la competitività delle imprese.
GioiaPura
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Il gas resta senza una data d'uscita
Il rapporto evidenzia l'assenza di un percorso organico per ridurre e poi superare l'uso del gas, condizione considerata necessaria per raggiungere la neutralità climatica nel 2050. Alcune scelte infrastrutturali, invece, indicano che la dipendenza potrebbe proseguire anche dopo il 2030.
Tra gli esempi citati c'è la metanizzazione della Sardegna, destinata a concludersi non prima del 2033. A ciò si aggiunge il rinvio della chiusura delle centrali a carbone al 2038, una decisione che secondo l'analisi trasmette agli investitori indicazioni poco chiare.
La richiesta nazionale di gas rimane comunque più bassa di 11,2 miliardi di metri cubi rispetto al 2019. Nel 2025, però, i consumi hanno segnato un incremento del 2,1%, soprattutto per effetto della produzione termoelettrica, cresciuta del 7,2%: si tratta di una risalita dentro una tendenza di fondo ancora orientata alla diminuzione della domanda.
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Emissioni, il traguardo si allontana
Nel 2025 le emissioni di gas serra sono aumentate di circa 9 milioni di tonnellate di CO2 rispetto all'anno precedente. Per rispettare gli obiettivi europei fissati al 2030, il Paese dovrebbe ora eliminare circa 95 milioni di tonnellate aggiuntive rispetto ai livelli registrati nel 2025: una riduzione pari a un quarto delle emissioni nazionali, da realizzare nell'arco di cinque anni.
Le stime di Ispra indicano inoltre uno scostamento già accumulato di circa 30 milioni di tonnellate di CO2 nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025. Se l'andamento non cambierà, il divario potrebbe raggiungere quota 39 milioni entro il 2030.
Il rischio per i conti pubblici
Il mancato rispetto degli obiettivi potrebbe costringere l'Italia a comprare diritti di emissione, con una spesa stimata tra 3,8 e 5,7 miliardi di euro. Il rallentamento attuale rende quindi più oneroso il percorso di adeguamento e aumenta la distanza dagli impegni europei.
I dati sono contenuti nel rapporto annuale di Ecco sullo stato di avanzamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, documento che esamina l'evoluzione della transizione nei diversi comparti del Paese. L'analisi segnala così una doppia criticità: da un lato la crescita recente delle emissioni, dall'altro l'assenza di una strategia definita per abbandonare il gas.
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