Energia cara e manovra stretta: l’allarme di Regina
Confindustria richiama governo e politica a una linea comune: il caro-energia pesa su fabbriche, cittadini e conti pubblici, mentre i margini per la prossima manovra si restringono.
Aurelio Regina mette in fila due emergenze che, secondo Confindustria, stanno rendendo il quadro sempre più fragile: da un lato i costi dell’energia, dall’altro una crescita che resta debole. Il vicepresidente per l’energia avverte che alcune aziende potrebbero arrivare a fermare la produzione o, quantomeno, a rallentare in modo pesante.
La manovra parte già in salita
Il nodo, spiega Regina, non riguarda soltanto l’industria. Il recente dato sul deficit complica anche la costruzione della prossima legge di bilancio, perché quei due miliardi di scarto non consentono di rientrare dalla procedura di infrazione e rendono più arduo individuare risorse da destinare agli interventi necessari. Le sue parole arrivano in una conferenza stampa nella sede di Confindustria, dove è stato presentato l’appuntamento di ottobre con “i colori dell’energia” a Brindisi.
Serve una linea comune
Regina sostiene che la questione energetica vada affrontata senza contrapposizioni e chiede alla politica di non trasformarla in terreno di scontro, soprattutto in vista della campagna elettorale. Per il dirigente di Confindustria, la priorità è individuare misure capaci di tenere insieme i conti pubblici e le esigenze del sistema produttivo.
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Effetti che ricadono su tutti
Nel suo ragionamento, l’impatto non si ferma alle imprese: i rincari pesano anche sui cittadini, perché erodono il potere d’acquisto e comprimono i consumi, con riflessi ulteriori sull’inflazione. Da qui l’appello a lavorare insieme, con toni meno esasperati e con una direzione condivisa tra imprese, produttori e consumatori di energia.
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