Elettricità Futura accusa il governo: il settore usato come cassa
Il presidente Pinto denuncia prelievi per 6-7 miliardi, mentre Pichetto valuta le richieste sul decreto bollette
Elettricità Futura ha accusato il governo di aver caricato il settore elettrico di costi per 6-7 miliardi di euro. La protesta è emersa a Roma durante l’assemblea dell’associazione, dopo l’annuncio dell’uscita da Confindustria Energia.
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Lo scontro con Orsini
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha contestato le reazioni degli operatori del comparto in occasione di un altro appuntamento. Ha osservato che la produzione idroelettrica costa tra 25 e 40 euro per megawattora, mentre il Pun, cioè il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, era arrivato a 282 euro.
Salvatore Pinto ha replicato duramente alle parole di Orsini, pronunciate proprio mentre era in corso l’assemblea degli elettrici. Il presidente di Elettricità Futura ha detto: «Siamo stupiti che Orsini getti alcol sulle fiamme proprio in un giorno di dialogo». Poi ha aggiunto che l’associazione è pronta a discutere, ma non resterà ferma di fronte a quello che considera un ulteriore irrigidimento.
Le misure contestate
Secondo Pinto, le decisioni adottate o ipotizzate dall’esecutivo hanno trasformato le aziende elettriche in una fonte di finanziamento. Nel suo intervento ha parlato di un settore trattato «come una cassa a cui attingere ogni volta che serve», indicando un impatto complessivo stimato tra 6 e 7 miliardi di euro.
Tra gli interventi citati figurano il decreto bollette, con il limite al prezzo del gas destinato alla generazione elettrica e il conseguente trasferimento alle imprese della differenza rispetto al valore di mercato, oltre all’incremento dell’Irap previsto dalla manovra. Pinto ha inoltre accusato Confindustria Energia di non aver difeso adeguatamente gli interessi dei produttori elettrici.
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Pichetto cerca un accordo
All’assemblea era presente anche Gilberto Pichetto, ministro della Sicurezza energetica. Il ministro ha riferito che il dicastero stava esaminando le richieste di Elettricità Futura e ha indicato la possibilità di chiudere il testo del nuovo decreto bollette in vista del Consiglio dei ministri del 5 novembre.
La riunione del governo, tuttavia, potrebbe non esaminare il provvedimento se non sarà raggiunto un accordo sul contenuto. Tra le ipotesi discusse in ambienti parlamentari della maggioranza c’è anche il rischio che l’uscita di alcune imprese energetiche da Confindustria Energia accentui le tensioni interne alla rappresentanza industriale.
Il nodo della rappresentanza
Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria, ha definito l’addio a Confindustria Energia, senza uscita da Confindustria, una richiesta di maggiore attenzione. Ha assicurato che lui e Orsini lavoreranno per mantenere unita l’organizzazione e per garantire rappresentanza ai diversi comparti.
Pinto ha invece criticato l’impostazione ritenuta troppo vicina agli interessi dell’industria petrolifera e del gas. A suo giudizio, il dibattito si è concentrato sull’elettricità anche se, per la spesa delle famiglie, gas e carburanti incidono complessivamente quattro volte di più.
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