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Economia 1 min di lettura2 ore fa

Dalle gilde ai lidi: il potere delle corporazioni resiste

Lo studio di Sheilagh Ogilvie attraversa nove secoli di storia economica e riporta il tema dei mercati protetti fino alle concessioni balneari italiane.

Il confine tra le antiche gilde europee e i concessionari degli stabilimenti balneari italiani appare meno netto di quanto si potrebbe pensare. A suggerire questa continuità è il lavoro di Sheilagh Ogilvie, storica dell’economia dell’Università di Oxford, che ha esaminato il ruolo delle corporazioni nell’evoluzione dei mercati europei.

La ricostruzione è stata presentata il mese scorso durante una lezione all’Istituto Bruno Leoni. L’analisi prende in considerazione circa novecento anni di storia e si fonda su oltre 17mila osservazioni.


Nove secoli sotto esame

Il punto di partenza sono le gilde dei tessitori attive a Londra nel XII secolo. Il punto d’arrivo, invece, richiama una realtà molto più vicina: i titolari delle concessioni balneari lungo le coste italiane nel XXI secolo.

Il collegamento non viene proposto soltanto come analogia storica. Ogilvie lo ha studiato attraverso un’impostazione empirica, mettendo a confronto l’azione dei gruppi organizzati e il funzionamento dei mercati in epoche diverse.

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Il nodo dei mercati protetti

La lezione richiama una tendenza ricorrente nella storia economica: la crescita del Pil ha imboccato percorsi più sostenuti quando i sistemi produttivi sono riusciti a ridurre il peso dei gruppi di potere economico. La liberalizzazione, in questa prospettiva, diventa una variabile decisiva per comprendere l’evoluzione delle economie.

L’Italia continua però a figurare tra i Paesi più prudenti nell’aprire alla concorrenza i settori protetti. La resistenza attuale, secondo la lettura proposta, non sarebbe un fenomeno isolato, ma l’esito di una tradizione corporativa che affonda le proprie radici nella storia europea.

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