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Economia 3 min di lettura3 ore fa

Carburanti, lo sconto non vale per i pescherecci: la protesta

I ribassi di Eni, Ip e Q8 fanno scendere la media nazionale, ma alimentano lo scontro con le pompe bianche e non aiutano pesca, agricoltura e autotrasporto.

A Porto Empedocle i pescatori hanno annunciato che domani resteranno in porto: il gasolio destinato ai pescherecci non rientra infatti nella riduzione applicata dai grandi operatori alla rete dei distributori. «Anziché indebitarci, è meglio restare fermi», hanno spiegato, denunciando costi diventati insostenibili.

Nel frattempo, i listini medi alla pompa continuano a diminuire, ma il ribasso sta aprendo un nuovo fronte tra i gruppi petroliferi e gli operatori indipendenti. Le cosiddette pompe bianche acquistano il carburante dagli stessi produttori che hanno abbassato i prezzi al pubblico e sostengono di essere penalizzate dalla concorrenza.


Il calo non raggiunge la pesca

L'Osservatorio del Mimit rileva sulla rete stradale nazionale una media di 2,111 euro al litro per la benzina in modalità self service e di 2,316 euro per il gasolio. Martedì i valori erano rispettivamente di 2,126 e 2,335 euro, con una riduzione di 1,5 centesimi per la benzina e di 1,9 per il diesel.

La diminuzione è legata agli sconti introdotti da Eni e Ip e poi annunciati anche da Q8. La misura, tuttavia, riguarda soltanto i rifornimenti destinati ai clienti privati: restano esclusi i canali che servono autotrasporto, agricoltura e pesca. Confcooperative Agroalimentare e Pesca segnala che, dall'inizio della guerra in Iran, il gasolio per i pescherecci è rincarato fino al 200%.

In Basilicata, il Comune di Laurenzana, in provincia di Potenza, ha scelto invece di intervenire con un sostegno locale. Il bonus carburante comunale sarà assegnato in base alla fascia di reddito e potrà contare su uno stanziamento complessivo di 150mila euro.


La sfida tra grandi e piccoli

La media ufficiale comprende sia le tariffe agevolate praticate da Eni, Ip e Q8 sia quelle più elevate applicate dai distributori indipendenti. I tre gruppi, che sono anche produttori e fornitori, rappresentano insieme il 55% del mercato italiano: abbassando i prezzi alla pompa possono aumentare le vendite, mentre sul mercato all'ingrosso la minore disponibilità fa salire i costi sostenuti dai piccoli gestori.

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Per le pompe bianche il risultato è una compressione dei margini, fino all'annullamento del profitto. Fegica e Faib-Confesercenti hanno perciò presentato al Senato una proposta per affidare allo Stato la gestione di un tetto ai prezzi, anziché lasciarlo alle decisioni di un singolo operatore dominante.

«Il tetto ai carburanti viene adottato da anni in Europa, deciso dallo Stato», osserva Fegica, citando Belgio e Lussemburgo e ricordando che una misura analoga è stata annunciata anche dal governo tedesco. Secondo il sindacato, l'intervento di un'impresa privata che guida il mercato crea inevitabilmente squilibri.


L'appello del ministro

Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, richiama invece i protagonisti della filiera a un comportamento responsabile. «Deve esserci un po' di senso di responsabilità anche da parte dei gestori della catena, a partire dagli stessi produttori», ha dichiarato.

La discussione resta quindi doppia: da una parte il prezzo medio nazionale, in calo dopo gli interventi dei grandi marchi; dall'altra le difficoltà di chi compra il prodotto all'ingrosso o opera in settori esclusi dallo sconto. La protesta dei pescatori di Porto Empedocle rende evidente il divario tra il ribasso visibile ai distributori stradali e i costi sostenuti dalle attività professionali.

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