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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Bce, l’avvertimento di Lane: aiuti sì, ma senza spingere i prezzi

Il capo economista della Bce difende la stretta sui tassi e invita a concentrare il sostegno pubblico sulle famiglie con redditi più bassi.

L’inflazione resta il principale rischio per il potere d’acquisto e, secondo Philip Lane, anche una politica monetaria troppo prudente potrebbe aggravare il problema. Il capo economista e membro del direttorio della Bce ha spiegato che lasciare a lungo la crescita dei prezzi al 3% o al 4% avrebbe avuto conseguenze pesanti per famiglie e lavoratori italiani.


La difesa della linea sui tassi

Rispondendo alle critiche rivolte agli aumenti del costo del denaro, Lane ha ricordato che «l’inflazione è molto dannosa» e colpisce in modo concreto le persone quando raggiunge livelli elevati. A suo giudizio, la Bce deve intervenire ogni volta che le pressioni sui prezzi lo rendono necessario.

L’assenza di una stretta adeguata, ha aggiunto, potrebbe alimentare aspettative di inflazione persistente. In quel caso aumenterebbero anche i rendimenti a lungo termine, con possibili ripercussioni sugli spread e sulle condizioni di finanziamento dell’economia.


Energia e salari, il nodo italiano

Il caro energia ha prodotto una perdita per l’intera economia europea, che non può essere trasferita integralmente e in ogni momento a tutti i lavoratori. Lane ha però evidenziato la tenuta strutturale dell’economia italiana, sottolineando anche il peso dei salari relativi sulla competitività del Paese.

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Le previsioni di settembre della Bce indicano una possibile inversione favorevole per il potere d’acquisto. «In Italia i salari cresceranno più dell’inflazione nel 2027 e 2028», ha affermato Lane, collegando questo scenario alla solidità dell’economia nazionale e a un possibile miglioramento del tenore di vita nel prossimo biennio.


Gli aiuti dovranno essere selettivi

Il richiamo arriva mentre l’Italia chiede maggiore flessibilità europea in vista della prossima manovra. Per Lane, la priorità dovrebbe essere proteggere le fasce con redditi più contenuti attraverso interventi costruiti su misura, anziché distribuire risorse senza distinguere tra le diverse condizioni delle famiglie.

Un sostegno generalizzato rischierebbe infatti di aumentare la domanda complessiva, rendendo più lento il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%. La linea indicata dalla Bce è quindi quella di concentrare le misure sui destinatari più esposti, evitando un’espansione di bilancio ampia e indistinta.

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