Bagheria, il limone che rinasce: ora è Presidio Slow Food
Undici produttori rilanciano il Femminello coltivato sulla costa palermitana, tra raccolte stagionali, tecniche tradizionali e tutela del paesaggio
Il limone della piana di Bagheria attraversa una nuova stagione di interesse. Il riconoscimento come Presidio Slow Food coinvolge undici produttori e punta a rafforzare non soltanto la commercializzazione del frutto, ma anche la salvaguardia del paesaggio agricolo che lo ha reso possibile.
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Un frutto legato alla cucina siciliana
La produzione locale trova impiego in granite, marmellate, sorbetti, liquori e bevande della tradizione. La sua versatilità contribuisce a riportare attenzione su un prodotto che, fino a pochi decenni fa, era particolarmente ricercato anche fuori dalla Sicilia.
Antonio Fricano, referente dei produttori aderenti al Presidio, osserva che la disponibilità di agrumi provenienti da ogni parte del mondo ha modificato il mercato estivo. In passato, invece, il limone di Bagheria godeva di una domanda molto più forte proprio nel periodo caldo.
La tecnica che sfida le stagioni
A rendere possibile la raccolta estiva è una pratica agricola trasmessa all’interno delle famiglie. Tra giugno e luglio gli alberi ricevono poca acqua; quando mostrano i primi segnali di sofferenza, gli agricoltori intervengono con un’irrigazione abbondante.
La brusca variazione induce la pianta a riprendere il ciclo vegetativo e a produrre nuovi fiori. Dopo circa dodici mesi arriva il momento della raccolta del verdello, chiamato così per la tonalità verde della buccia.
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Quattro raccolti e una lunga storia
Il calendario comprende anche il primofiore in inverno, riconoscibile per la buccia gialla, e il bianchetto in primavera, caratterizzato da una colorazione più chiara. In autunno si raccoglie invece il cosiddetto limone con la coda, che presenta una piccola sporgenza sul lato opposto al peduncolo.
La coltivazione del Femminello si affermò a Bagheria circa 150 anni fa, quando la fillossera mise in crisi la viticoltura. I nuovi agrumeti presero il posto delle vigne nei terreni prospicienti il Golfo di Palermo, favoriti dal drenaggio del suolo, dalla presenza di falde superficiali e dall’influenza del clima marino.
Dalle ville al consorzio irriguo
Nella parte finale dell’Ottocento i limoni iniziarono a comparire nei giardini delle ville costruite dall’aristocrazia palermitana nelle campagne intorno alla città. Secondo Michele Balistreri, responsabile Slow Food del Presidio, il passaggio decisivo arrivò nel 1926 con la creazione del consorzio idro-agricolo e delle opere necessarie a garantire l’irrigazione.
Per decenni, fino agli anni Settanta, gli agrumi hanno sostenuto l’economia locale e inciso profondamente sull’identità culturale di Bagheria. Oggi il Presidio cerca di trasformare il rinnovato interesse per il prodotto in uno strumento di promozione territoriale, mantenendo insieme attività agricola e tutela del paesaggio.
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