Auto europee, la tregua con Pechino cambia la partita delle ibride
L’intesa sui veicoli cinesi limita il rischio di una guerra commerciale, ma la produzione in Europa potrebbe attenuarne gli effetti nel tempo.
La vera incognita per i costruttori europei non è soltanto il tetto alle importazioni, ma la capacità dei marchi cinesi di aggirarlo producendo direttamente nel continente. Bernstein giudica infatti l’effetto di lungo periodo «sostanzialmente neutro»: BYD dovrebbe inaugurare la fabbricazione in Ungheria entro la fine del 2026, mentre altri concorrenti stanno già sfruttando impianti e accordi industriali locali.
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La produzione locale riduce l’impatto
Leapmotor, produttore cinese giovane e focalizzato sui veicoli elettrici, utilizza la struttura produttiva di Stellantis in Spagna. Geely, invece, avrebbe in programma di fabbricare automobili nello stabilimento Ford spagnolo dal 2028, un’evoluzione che potrebbe ridimensionare gli effetti pratici dei limiti alle importazioni.
Proprio Stellantis appare tra i gruppi meglio posizionati nello scenario delineato. I modelli Leapmotor assemblati sul territorio europeo dovrebbero restare fuori dalle restrizioni ipotizzate; Banca Akros mantiene comunque una valutazione «Neutral» sul titolo, con un prezzo obiettivo fissato a 4,50 euro.
Borse positive, ma con prudenza
La reazione dei mercati è stata favorevole per il comparto automobilistico europeo. A Piazza Affari e a Parigi Stellantis si è messa in evidenza, contendendo a Renault le posizioni di vertice, mentre a Francoforte Volkswagen, Bmw e Mercedes Benz hanno mostrato un andamento più misurato.
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Secondo gli analisti di Banca Akros, l’accordo rappresenta una notizia positiva per l’industria automobilistica del continente perché dovrebbe alleggerire la pressione concorrenziale esercitata dai veicoli ibridi cinesi. Gli esperti ritengono inoltre che l’accettazione delle misure da parte di Pechino renda meno probabile una risposta contro i prodotti europei e, di conseguenza, una più ampia escalation commerciale.
Il possibile tetto dal 2027
L’intesa è stata sottoscritta a Pechino dal Commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic e dal ministro del Commercio cinese Wang Wentao. Stando alle indiscrezioni, il meccanismo dovrebbe fissare a 350.000 unità all’anno il limite per l’ingresso nell’Unione europea delle ibride prodotte in Cina, con decorrenza dal 2027.
La soglia arriverebbe in una fase di forte crescita delle spedizioni cinesi: per il 2026 le esportazioni verso il mercato europeo sono stimate intorno a 800.000 veicoli. La misura punta quindi a contenere l’afflusso futuro, anche se la scelta di localizzare gli impianti potrebbe rendere meno netto il vantaggio iniziale per i marchi europei.
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