Auto, Parigi e Berlino stringono: il nodo dei motori dopo il 2035
Francia e Germania cercano una posizione comune su motori termici, ibride cinesi e produzione europea, mentre Bruxelles stima in 10 miliardi il costo dei dazi americani.
L’industria automobilistica europea chiede una risposta rapida alle istituzioni comunitarie. Senza una revisione delle regole sulla transizione prevista per il 2035 e senza criteri più chiari per riconoscere ciò che viene prodotto in Europa, il settore teme di perdere stabilimenti, volumi produttivi e occupazione sotto la pressione dei concorrenti cinesi.
Parigi e Berlino cercano una linea comune
Francia e Germania si stanno avvicinando su due dossier decisivi per il futuro dell’auto: il ruolo dei motori a combustione oltre il 2035 e la definizione delle vetture realmente europee. Il confronto riguarda anche le auto ibride cinesi, che aumentano la concorrenza sul mercato continentale.
L’obiettivo dell’intesa è spingere Bruxelles a intervenire sulle regole della transizione ecologica e sulle condizioni industriali necessarie per mantenere la produzione in Europa. Il percorso, però, non è ancora concluso e l’industria sollecita tempi più rapidi.
L’allarme dei grandi gruppi
Oliver Blume, amministratore delegato di Volkswagen, Antonio Filosa, alla guida di Stellantis, e François Provost hanno lanciato un appello comune sulla necessità di agire senza ulteriori rinvii. «È urgente che l’Europa prenda decisioni», hanno avvertito, sottolineando il rischio di un arretramento dell’industria automobilistica europea.
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La preoccupazione riguarda soprattutto la possibile chiusura di fabbriche, il calo della produzione e la riduzione dei posti di lavoro. Secondo i vertici dei gruppi, l’assenza di scelte europee più incisive potrebbe lasciare spazio alla concorrenza cinese.
Dazi americani, conto da 10 miliardi
Sul quadro dell’auto europea pesa anche il costo delle barriere commerciali introdotte dagli Stati Uniti. Bruxelles valuta in 10 miliardi di euro l’impatto dei dazi americani sul comparto.
La cifra si aggiunge alle difficoltà legate alla transizione tecnologica e alla competizione internazionale. Per questo Francia e Germania puntano a una posizione condivisa, mentre le case automobilistiche chiedono all’Unione europea di accelerare le proprie decisioni.
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