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Economia 3 min di lettura13 ott

Taranto, la crisi si allarga: sciopero e Cig per 4.200 dell’indotto

Il decreto stanzia nuove risorse per lavoratori diretti e aziende collegate, mentre il governo prepara la reindustrializzazione e mantiene attivi gli impianti dell’area a caldo.

A Taranto la protesta dei lavoratori dell’ex Ilva non si ferma e il nuovo pacchetto di interventi del governo non è bastato a ridurre la tensione. Lo sciopero prosegue nei siti del gruppo, mentre il decreto approvato dal Consiglio dei ministri amplia gli strumenti di sostegno al reddito e prova a proteggere la continuità degli impianti in attesa della riconversione.


La protesta resta senza tregua

Fim, Fiom e Uilm hanno prolungato di altre 48 ore l’astensione dal lavoro negli stabilimenti che avevano iniziato con una giornata di mobilitazione. A Taranto, invece, lo sciopero partito lunedì continua a oltranza, con lavoratori e delegati impegnati anche durante la notte nei presidi allestiti lungo le strade.

I blocchi interessano le statali verso Bari e Reggio Calabria e l’area della raffineria Eni. Le conseguenze si fanno sentire anche sull’uscita delle autocisterne di carburante e sull’attività degli Aeroporti di Puglia. I sindacati contestano l’assenza di risposte del governo e giudicano insufficiente un provvedimento concentrato soprattutto sulla cassa integrazione. Davide Sperti, segretario della Uilm, ha osservato che così «diventa non più uno strumento transitorio ma un obiettivo».


Sostegni per oltre 13mila lavoratori

Il piano del ministero del Lavoro mobilita circa 138 milioni di euro. Per i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia è previsto il prolungamento dell’integrazione alla Cassa integrazione straordinaria dal 1° ottobre 2026 al 30 giugno 2027, con una platea potenziale fino a 9.200 persone, anche a zero ore per l’intero periodo.

I lavoratori saranno coinvolti nelle politiche attive e registrati sulla piattaforma Siisl. Il sostegno aggiuntivo potrà essere revocato in caso di rifiuto ingiustificato di un percorso formativo, di riqualificazione o di una proposta occupazionale con una retribuzione non inferiore del 20% rispetto a quella garantita da Acciaierie d’Italia. Sarà possibile anche l’impiego in attività di pubblica utilità.

Per le imprese dell’indotto viene introdotta una Cassa integrazione in deroga per 4.200 addetti, valida nello stesso arco temporale. Potranno accedere alla misura le aziende che, nel biennio precedente al 1° settembre 2026, hanno ottenuto da Acciaierie d’Italia più del 50% del fatturato complessivo.

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Gli impianti restano pronti alla ripartenza

Il decreto interviene anche sugli altiforni e sugli impianti collegati dell’area a caldo. Batterie di coke 7, 8, 9 e 12 e i cowper degli altiforni 1, 2 e 4 resteranno in riscaldo fino alla pubblicazione delle motivazioni della decisione della Corte di Cassazione e comunque non oltre il 15 dicembre.

La scelta punta a preservare gli impianti in vista della futura trasformazione verso i forni elettrici. Il pacchetto comprende inoltre l’ultima tranche, pari a 40,5 milioni di euro, del prestito autorizzato dalla Commissione europea.


Investimenti e nuove assunzioni

Dal 1° novembre 2026 al 31 dicembre 2027 le aziende che assumeranno a tempo indeterminato dipendenti di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria potranno usufruire dell’esonero totale dai contributi, fino a un massimo di 8mila euro annui per lavoratore. L’agevolazione sarà legata alla creazione effettiva di nuovi posti e all’obbligo di mantenerli per almeno quattro anni.

Il ministero delle Imprese coordinerà le proposte per investimenti superiori a 10 milioni di euro nelle aree industriali dell’ex Ilva e nei terreni demaniali confinanti. I progetti saranno inseriti in un piano dedicato, con un commissario straordinario, e avranno priorità nell’accesso ai contratti di sviluppo.

Al Tecnopolo di Taranto verrà assegnato 1 milione di euro ogni anno per la ricerca. È prevista infine la nascita del distretto industriale Brindisi-Taranto, pensato per accelerare lo sviluppo di tecnologie a emissioni nette pari a zero.

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