Bollette, Bruxelles apre a Roma: sul bilancio Ue lo scontro è vicino
La Commissione europea prepara un’intesa di massima sul decreto italiano, mentre energia e futuro bilancio dividono profondamente i governi
Il primo risultato per Roma arriva prima ancora del vertice: la Commissione europea ha aperto alla compatibilità del decreto bollette con le regole sugli aiuti di Stato. Ma sul tavolo del Consiglio europeo restano due dossier ad alta tensione: la risposta alla crisi energetica e il bilancio dell’Unione per il periodo 2028-2034.
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Roma incassa un’apertura sulle bollette
Il provvedimento italiano punta a trasferire sulle bollette dei consumatori il costo europeo delle emissioni applicato agli impianti elettrici alimentati a gas. L’obiettivo è ridurre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, con un calo ritenuto superiore all’incremento destinato a comparire nelle fatture.
Da Bruxelles è arrivata l’indicazione di un possibile “accordo di massima”, condizione necessaria per evitare un contrasto con la disciplina europea sugli aiuti pubblici. Parallelamente, la Commissione non ha escluso l’impiego del maggior gettito dell’Iva per interventi temporanei e selettivi destinati a famiglie e imprese.
La richiesta italiana di maggiore flessibilità nei conti pubblici viene seguita dal commissario Valdis Dombrovskis e dai ministri dell’Economia di Italia e Grecia. Roma insiste sul fatto che ogni margine aggiuntivo debba restare all’interno delle regole del Patto di stabilità, elemento considerato indispensabile per arrivare a un’intesa con le istituzioni europee.
Energia, i 27 restano lontani
L’intesa sul decreto non cancella le divergenze strategiche. L’Italia chiede misure rapide per attenuare l’impatto dell’energia sull’inflazione, mentre diversi Paesi nordici, Germania e Spagna ritengono che la priorità sia ridurre la dipendenza dai combustibili fossili attraverso un’accelerazione della decarbonizzazione.
La Commissione europea non intende modificare la direzione già scelta sull’uscita dalle fonti fossili. Ursula von der Leyen dovrà tuttavia raccogliere le richieste dei leader e proporre possibili soluzioni. Tra le ipotesi figurano l’estensione nel tempo e l’ampliamento dei destinatari del sostegno temporaneo riservato alle industrie ad alto consumo energetico, oltre a un confronto sul futuro della raffinazione europea e a iniziative per aggregare la domanda di energia.
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Giorgia Meloni arriverà al vertice dopo aver chiesto maggiore flessibilità in una lettera inviata alla presidente della Commissione. Il tema non figura formalmente nell’agenda, ma è difficile che resti fuori dalle discussioni, anche perché soltanto Italia e Grecia hanno presentato finora una richiesta ufficiale in questa direzione.
Il bilancio europeo accende il confronto
La seconda giornata di discussioni potrebbe essere ancora più complessa. La proposta irlandese sul bilancio 2028-2034 non ha convinto quasi nessuno, Commissione compresa, e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa dovrà cercare di orientare il confronto verso i prossimi passaggi negoziali.
Meloni riunirà in mattinata i Paesi alleati della politica di coesione. Sul fronte opposto, i cosiddetti frugali, con Berlino in prima fila, puntano a contenere la spesa e si preparano a difendere fino all’ultimo la richiesta di ridimensionare il bilancio.
La Commissione considera decisive nuove risorse proprie: senza di esse, avverte, la politica di coesione rischierebbe di ricevere meno finanziamenti. Anche la Francia lega il possibile accordo alla disponibilità di entrate aggiuntive “sostanziali”, mentre l’Italia non condivide pienamente questa impostazione.
Il negoziato appare destinato a prolungarsi. Tra i rappresentanti dei 27 circola infatti l’idea che non sia accettabile chiudere a ogni costo: “Non vogliamo un accordo a tutti i costi se è un accordo a perdere”.
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