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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Crescita, il Fmi alza l’Italia: ma il conto degli shock resta aperto

Le nuove stime migliorano il quadro per Roma e Berlino, mentre debito, inflazione e tensioni geopolitiche riducono lo spazio di manovra dei governi.

La crescita mondiale ha superato una successione eccezionale di crisi, ma secondo il Fondo monetario internazionale la capacità di assorbire nuovi contraccolpi si sta rapidamente riducendo. L’organismo rivede al rialzo le prospettive dell’Italia e della Germania, pur segnalando che inflazione, debito pubblico e instabilità geopolitica potrebbero mettere sotto pressione l’economia nei prossimi mesi.

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L’Italia migliora, ma resta fragile

Per il 2026 il Fondo stima un aumento del prodotto interno lordo italiano dello 0,8%, contro lo 0,5% indicato a luglio. Anche la previsione per il 2027 viene corretta verso l’alto, seppure di un solo decimale, fino allo 0,6%.

L’inflazione media annua in Italia dovrebbe raggiungere il 3,3% nel 2026, superando di due decimali quella prevista per l’area euro. Nel 2027 il dato italiano dovrebbe scendere al 2,8%, in linea con la media dei partner monetari. Tra le principali economie dell’euro, soltanto la Spagna risentirebbe maggiormente dell’aumento dei costi energetici, con un’inflazione attesa al 3,7% nel 2026.


La ripresa globale è sotto pressione

La Germania beneficia della revisione più ampia: la crescita prevista per il 2026 sale all’1,3%, con un miglioramento di 0,6 punti. Per l’area euro l’incremento è più contenuto, allo 0,2%, e porta la stima all’1,1%; sulla media pesa il peggioramento delle prospettive francesi.

A livello mondiale, il Fondo prevede un’espansione del 3,1% nell’anno in corso e del 3,4% nel successivo. Gli Stati Uniti dovrebbero mantenere un ritmo superiore al 2%, sostenuti dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Proprio questo settore, però, rappresenta anche un possibile punto debole: una correzione delle quotazioni delle società tecnologiche potrebbe avere conseguenze rilevanti, soprattutto dopo gli investimenti record indirizzati verso centri dati e microchip.

Silvana Tenreyro, capo economista del Fondo, ha avvertito che l’economia “ha retto nonostante una raffica eccezionale di shock”, ma che “questa resilienza è sotto sforzo” e potrebbe essere presto sottoposta a una prova ancora più severa.


Bilanci pubblici senza margini

Il quadro è complicato dalla situazione dei conti statali nelle economie avanzate. Il disavanzo complessivo dovrebbe arrivare al 5,2% del prodotto mondiale nel 2026, il livello più elevato dall’emergenza pandemica del 2021. In Cina e negli Stati Uniti supererà l’8% del Pil.

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Rendimenti elevati sui titoli americani hanno già contribuito ad alimentare la pressione sul debito europeo. Il rischio è che aumenti rapidamente la spesa per gli interessi, rendendo più urgente una correzione dei bilanci pubblici proprio mentre l’inflazione resta alimentata dai costi dell’energia.

Le stime del Fondo indicano per il 2026 un’inflazione del 3,6% negli Stati Uniti, del 3,3% in Italia e del 3,1% nell’area euro. In questo contesto, i governi non possono contare con la stessa intensità del passato né sulla spesa pubblica né sull’intervento delle banche centrali.


Le banche centrali restano vincolate

La cooperazione internazionale si è indebolita e la crisi mediorientale ha riportato l’inflazione al centro delle preoccupazioni. Le riserve energetiche, inoltre, si stanno riducendo: nuove tensioni geopolitiche potrebbero provocare ulteriori rincari e interruzioni nelle forniture.

A Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, e a Kevin Warsh, alla guida della Federal Reserve dopo la nomina di Donald Trump, il Fondo chiede una politica monetaria “saldamente concentrata sulla stabilità dei prezzi”, abbastanza rigorosa da riportare rapidamente l’inflazione verso l’obiettivo.

Il messaggio arriva dalle riunioni di Bangkok, dove è atteso anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti insieme al governatore della Banca d’Italia. Prima dell’incontro, Giorgetti ha sintetizzato il clima con una formula precisa: “nuvoloni all’orizzonte”.

Secondo il Fondo, il riassetto delle forniture energetiche ha finora attenuato gli effetti della crisi legata al conflitto in Medio Oriente. La tenuta dell’economia, tuttavia, non può essere considerata acquisita: l’insieme di debito, inflazione e nuove tensioni lascia ai governi e alle autorità monetarie uno spazio di intervento molto più ristretto.

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