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Cultura 3 min di lettura1 ora fa

Un secondo sparo e una domanda: il caso Zamboni torna al centro

Il romanzo di Maurizio Ferrari riapre il dibattito sull’attentato a Mussolini del 1926 e sulle possibili trame interne al fascismo

Un colpo attribuito a un ragazzo di quindici anni, un secondo sparo forse rimasto senza spiegazione e una morte che cancellò ogni possibilità di interrogatorio: il caso di Anteo Zamboni continua a lasciare aperti interrogativi sulla storia del fascismo. A un secolo dall’attentato di Bologna, il giornalista Maurizio Ferrari torna sulla vicenda con il romanzo "Il secondo sparo" (DeriveApprodi), costruendo una trama che porta fin dentro le tensioni del regime.

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Il dubbio nascosto dietro l’attentato

L’episodio risale al 31 ottobre 1926, quando Benito Mussolini attraversava Bologna. Zamboni, figlio di anarchici, venne indicato come l’autore del tentativo contro il capo del governo e fu aggredito e ucciso sul posto da un gruppo di fascisti. La sua morte impedì di raccogliere direttamente la sua versione dei fatti e lasciò irrisolti diversi aspetti della vicenda.

Ferrari parte proprio da quelle lacune per immaginare una ricostruzione alternativa. Nel libro, al colpo attribuito a Zamboni se ne affianca un altro, forse esploso contro l’automobile di Mussolini. L’ipotesi narrativa suggerisce che il giovane possa essere stato utilizzato, senza esserne consapevole, da persone interessate a indirizzare gli eventi o a nascondere responsabilità più ampie.


La pista interna al regime

La storia segue un gruppo di studenti deciso a verificare le incongruenze emerse tra testimonianze, verbali e circostanze mai chiarite. Nella ricerca entra anche il capitano dei carabinieri Giovanni Cannone, figura realmente esistita, impegnato in accertamenti ostacolati da pressioni e resistenze provenienti da ambienti potenti.

Il percorso dei protagonisti conduce così verso una possibile contesa interna agli apparati fascisti. Alcuni esponenti del regime, secondo la trama, avrebbero potuto avere convenienza a sfruttare l’attentato o a controllarne la narrazione successiva. Si tratta però di una congettura sviluppata nella forma del romanzo, non di una verità storica dimostrata.


Dalla ricerca storica alla narrativa

Per Ferrari, la base del lavoro è rappresentata dagli studi sulla vicenda, con particolare riferimento alle ricerche di Brunella Dalla Casa. L’autore ha scelto tuttavia il romanzo per muoversi tra documenti, zone d’ombra e ipotesi, senza presentare la propria ricostruzione come una conclusione definitiva.

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"La mia ricostruzione parte da solide basi storiche, ma poi utilizza lo strumento del romanzo per cercare strade alternative e fare luce su un fatto mai chiarito del tutto", ha spiegato Ferrari. L’obiettivo, ha precisato, non è sminuire la figura di Zamboni o il valore simbolico attribuito al suo gesto, bensì chiedersi se intorno a lui agissero altri soggetti con interessi politici nascosti.


Il delitto e la stretta autoritaria

L’attentato avvenne in una fase decisiva per la trasformazione del fascismo in dittatura. Mussolini era al governo da quattro anni e, dopo il fallito tentativo, il regime accentuò la repressione contro gli oppositori.

Nel novembre 1926 furono introdotte nuove misure liberticide, comprese le cosiddette leggi fascistissime. Quelle disposizioni contribuirono a cancellare le libertà politiche ancora esistenti e a rafforzare il controllo autoritario dello Stato. Il romanzo collega quel passaggio alla lunga scia di misteri, verità negate e conflitti di potere che ha segnato la storia italiana.


Bologna prepara il centenario

La ricorrenza sarà ricordata a Bologna con Zamboni100, calendario promosso dal Comune insieme all’Istituto Parri, all’Anpi e ad altre associazioni e realtà culturali. Il programma comprende mostre, incontri editoriali, convegni, recital, spettacoli teatrali e appuntamenti musicali.

Tra gli eventi è prevista la presentazione de "Il secondo sparo", martedì 27 ottobre alle 17 alla Biblioteca Minguzzi. L’incontro sarà moderato da Roberto Boccalon e vedrà la partecipazione di Maurizio Ferrari, del regista Alessandro Cavazza e di Sandro Mazzanti, che proporrà un estratto del documentario "Riservata Personale", dedicato alla vicenda di Anteo Zamboni.

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