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Cultura 4 min di lettura1 ora fa

Marchesa Colombi, la voce scomoda che torna in libreria

Un nuovo volume riunisce tre romanzi e rilancia la figura di Maria Antonietta Torriani, scrittrice capace di smascherare con ironia i vincoli imposti alle donne.

Per molto tempo Maria Antonietta Torriani è rimasta ai margini del racconto ufficiale della letteratura italiana, nonostante una scrittura capace di leggere con precisione la società borghese dell’Ottocento. Ora un volume curato da Elisabetta Benucci riunisce tre suoi romanzi e propone un percorso unitario attraverso disuguaglianze, aspettative familiari e destini femminili condizionati dalle convenzioni.


Una scrittrice oltre l’oblio

Con lo pseudonimo Marchesa Colombi, Torriani fu giornalista e narratrice tra le più originali del secondo Ottocento. Fu inoltre la prima donna a collaborare con il Corriere della Sera, in un’epoca nella quale l’accesso femminile alla vita culturale restava fortemente limitato.

Nata a Novara il 1º gennaio 1840 e morta a Milano il 24 marzo 1920, osservò l’Italia dopo l’Unità senza accettare le immagini rassicuranti della rispettabilità. Nei suoi libri il matrimonio non coincide automaticamente con la felicità, l’ascesa sociale non assicura la realizzazione personale e la famiglia può diventare il luogo in cui si consolidano rinunce e rapporti di potere.

La sua critica non assume quasi mai la forma di un manifesto. Sono le vicende quotidiane, i desideri frustrati e le scelte dei personaggi a far emergere le contraddizioni. L’ironia, invece di attenuare il giudizio sulla società, lo rende più incisivo e permette alla scrittrice di raccontare i suoi meccanismi con particolare lucidità.


Tre romanzi per ricomporre un percorso

Il libro, intitolato «La Marchesa Colombi, Un matrimonio in provincia e altri scritti», è curato da Elisabetta Benucci per Edimedia, nella collana «Grandi classici della letteratura» diretta da Giuseppe Nicoletti. L’uscita è prevista venerdì 16 ottobre. Il volume conta 300 pagine, costa 12 euro e comprende «In risaia» del 1878, «Il tramonto d’un ideale» del 1882 e «Un matrimonio in provincia» del 1885.

All’edizione si aggiungono un apparato critico, note linguistiche ed esplicative, approfondimenti e materiali digitali consultabili tramite codice QR. L’obiettivo non è presentare Torriani come una scoperta assoluta: alcune sue opere sono già state riproposte e la sua produzione è stata studiata. La nuova raccolta punta piuttosto a mostrare i legami tra i testi e a definire meglio il posto della scrittrice nel panorama del suo tempo.

Benucci, filologa, storica della letteratura italiana, funzionaria archivista dell’Accademia della Crusca e studiosa delle figure femminili nella cultura nazionale, ha lavorato anche su Paolina Leopardi, Caterina Franceschi Ferrucci, Giannina Milli, Anita Garibaldi ed Emilia Peruzzi. Nel 2023 ha pubblicato l’antologia «Leggere Dante: donne dell’Ottocento» e dal 2025 dirige la «Rassegna della Letteratura Italiana».


Il ritorno di una firma singolare

La ripresa dell’interesse per Torriani ebbe un passaggio importante nel 1973, quando Natalia Ginzburg inserì «Un matrimonio in provincia» nella collana «Centopagine» di Einaudi, diretta da Italo Calvino. Dopo oltre cinquant’anni di scarsa circolazione, quel ritorno consentì a nuovi lettori di confrontarsi con una voce ancora efficace nel descrivere la vita ordinaria.

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Successivamente altri editori hanno ristampato i suoi libri e diversi studi ne hanno approfondito biografia e opere. Tra le studiose che si sono occupate di lei figurano Antonia Arslan, Silvia Benatti e Maria Teresa Cometto; nel 2011 si è svolto anche un convegno dedicato alla scrittrice. Il lavoro di Benucci si inserisce in questo percorso e mira a contrastare una tradizione critica che ha spesso relegato le autrici in una posizione secondaria.

Anche la firma scelta da Torriani riflette il suo gusto per l’ironia. La scrittrice non era una marchesa: il nome nacque dopo i primi articoli apparsi con la firma «La Moda» e si ispirò alla commedia «La satira e Parini» di Paolo Ferrari. Nel testo compare il Marchese Colombi, figura caricaturale e poco competente, dalla quale Torriani ricavò una nobildonna immaginaria, saggia e mordace.


Denza e il matrimonio mancato

Tra i testi raccolti, «Un matrimonio in provincia» è forse quello che esprime con maggiore chiarezza la sua originalità. La protagonista è Denza, diminutivo di Gaudenzia Dellara, che ripercorre la propria esistenza dalla giovinezza fino alle nozze, in un ambiente provinciale dominato dalla monotonia e da prospettive ristrette.

Il racconto si apre con una confessione netta: «È difficile immaginare una gioventù più monotona, più squallida, più destituita d’ogni gioia della mia». Denza è incline alle illusioni romantiche, ma deve misurarsi con regole familiari e consuetudini che riducono lo spazio delle sue decisioni.

L’unico amore autentico della protagonista è Onorato, giovane benestante che però non diventerà suo marito. A quella relazione restano legati i momenti più felici della sua vita, destinati a sopravvivere soprattutto nella memoria. Le nozze arrivano soltanto alla fine: il matrimonio rappresenta il traguardo richiesto dalla società, ma non coincide necessariamente con la felicità individuale.

La scelta di concentrare quasi tutto il romanzo su ciò che precede il matrimonio rovescia le attese legate al titolo. Al centro non ci sono la celebrazione delle nozze o la rassicurazione di un lieto fine, bensì l’amore perduto, le speranze svanite e la consapevolezza che alcune occasioni non possono più tornare.

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