Thomas Mann torna nella Germania spezzata: il film premiato a Cannes
Pawel Pawlikowski racconta il rientro dello scrittore e della figlia Erika in una patria segnata dalla guerra e dalla divisione politica.
Il passato torna a bussare alla porta di Thomas Mann nel nuovo film di Pawel Pawlikowski, premiato per la miglior regia all’ultimo Festival di Cannes. In “Fatherland”, lo scrittore affronta insieme alla figlia Erika un viaggio nella Germania distrutta dal conflitto, tra ricordi personali e una terra ormai irriconoscibile.
La storia si svolge nel 1949, quando il Paese è ormai separato tra una zona occidentale e una orientale. Il percorso dei due protagonisti diventa così qualcosa di più di un semplice rientro: attraversare quella patria lacerata significa fare i conti anche con una frattura che ha coinvolto intimamente la famiglia Mann.
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Un ritorno dentro le ferite della storia
Thomas Mann ed Erika lasciano alle spalle gli anni dell’esilio. I due avevano abbandonato la Germania nel 1933, proprio mentre il nazismo conquistava il potere, e nel film affrontano il ritorno attraverso un territorio segnato dalle devastazioni della Seconda guerra mondiale.
Il viaggio mette in relazione la dimensione pubblica e quella privata. Da una parte c’è una nazione divisa tra Est e Ovest; dall’altra, il nucleo familiare dei Mann porta con sé tensioni e conseguenze di una separazione profonda. Il film prende spunto in modo molto libero da “Il mago”, romanzo di Colm Tóibín, ma costruisce una propria lettura della figura dello scrittore.
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Il segno inconfondibile di Pawlikowski
Fin dalle prime immagini, Pawel Pawlikowski riconduce il racconto alle caratteristiche che hanno definito il suo cinema. Il formato scelto, la fotografia in bianco e nero e le atmosfere sospese contribuiscono a creare una rappresentazione essenziale e ricercata dell’Europa del dopoguerra.
“Fatherland” chiude idealmente un percorso dedicato al Novecento, cominciato con “Ida” e proseguito con “Cold War”. Con quest’ultimo condivide l’orizzonte della Guerra fredda, ma anche alcune soluzioni narrative e visive, fino alla grande sequenza conclusiva, che richiama da vicino quella con cui si chiude il film precedente.
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