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Cultura 2 min di lettura4 ore fa

Il passato torna in scena: la danza pop di Kyle Abraham

Cassette vol.1 rilegge l’immaginario musicale degli anni Ottanta con undici interpreti, tra videoclip, nostalgia e gesti lontani dalla discoteca

Undici danzatori attraversano il palco con tute sgargianti e parrucche da stelle del rock, ma senza imitare i movimenti della pista da ballo. La coreografia preferisce un linguaggio raffinato, fatto di slanci, torsioni e aperture, capace di evocare insieme leggerezza, benessere e bisogno di stare in relazione.

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La nostalgia diventa movimento

In Cassette vol.1 Kyle Abraham trasforma il repertorio pop degli anni Ottanta in materia coreografica. I gesti, eseguiti talvolta in gruppo, talvolta in coppia o da soli, richiamano il balletto, la danza postmoderna di Trisha Brown e, in alcuni passaggi, l’energia dell’hip hop.

La struttura non propone grandi variazioni nel susseguirsi delle sequenze, ma proprio questa continuità costruisce un’atmosfera sospesa e riconoscibile. Nei momenti più romantici, quelli dei lenti, il lavoro abbandona l’ironia e lascia emergere il lato umano dei ricordi.

Abraham rivendica infatti la possibilità di alternare comicità e commozione: «Lo spettacolo lascia spazio al ridicolo e ai riferimenti alla cultura pop, invitando il pubblico a ridere degli eccessi e a commuoversi di fronte all’umanità dei ricordi perduti».


Una playlist piena di simboli

Il cuore dello spettacolo è una sequenza di brani entrati nell’immaginario collettivo: da You Make My Dreams di Daryl Hall & John Oates a Walk Like An Egyptian delle Bangles, passando per Let’s Work di Prince, Venus delle Bananarama e Bette Davis Eyes di Kim Carnes. Le canzoni non vengono però accompagnate da una semplice ricostruzione nostalgica degli anni Ottanta.

Quell’epoca, spesso associata all’edonismo e alla spensieratezza, viene riletta anche attraverso l’apertura al confronto, il meticciato, la ricchezza della comunità afroamericana e la vitalità della cultura di strada. Il risultato mantiene una componente giocosa, ma lascia affiorare una memoria più complessa di quella suggerita dalle sole immagini pop.

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In questo senso torna utile una riflessione di Ennio Flaiano, che nel Diario notturno scriveva: «Ha una tale sfiducia nel futuro che fa i suoi progetti per il passato». La frase, risalente al 1956, si presta a descrivere il bisogno contemporaneo di rifugiarsi in un tempo idealizzato quando il presente appare segnato da crisi economiche, ambientali e politiche, oltre che dal timore di nuovi conflitti.


Il decennio ricostruito sul palco

La scenografia raccoglie oggetti immediatamente riconducibili a quel periodo: cinque manichini bianchi, un telefono a gettoni e un lettore di musicassette. Il Walkman compare a sua volta in scena, accompagnato dal caratteristico suono del nastro che si carica e scorre.

Sullo sfondo, alcuni schermi riproducono pubblicità, serie televisive pionieristiche e immagini dei telegiornali. Tra queste appare anche Ronald Reagan, già attore hollywoodiano e poi presidente degli Stati Uniti, figura emblematica dell’epoca evocata dalla coreografia.

Cassette vol.1 è stato presentato in chiusura di un’edizione di Torinodanza descritta come ricca e articolata. Dopo il debutto, lo spettacolo arriva alla Triennale di Milano il 14 e 15 ottobre, quindi al Valli di Reggio Emilia per il Festival Aperto il 18 ottobre e al Teatro Grande di Brescia il 21 ottobre.

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