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Cultura 3 min di lettura1 ora fa

Un armadio di Pompei restituisce monete, cosmetici e amuleti

Un armadio rimasto chiuso dall’eruzione del Vesuvio ha restituito a Pompei oggetti legati alla vita quotidiana di chi abitava la casa IX 11, 7.

Un armadio rimasto chiuso dall’eruzione del Vesuvio ha restituito a Pompei oggetti legati alla vita quotidiana di chi abitava la casa IX 11, 7. Nel deposito sono stati trovati cosmetici, utensili, 38 monete di bronzo e una collana di amuleti.

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La collana legata all’infanzia

Il reperto più suggestivo è composto da almeno 24 elementi realizzati in maiolica, osso, pasta vitrea e cristallo di rocca. I piccoli oggetti, tutti forati per poter essere appesi, raffigurano divinità come Bes e Mercurio, oltre a mani, piedi, pigne e grappoli.

Gli studiosi li riconducono ai crepundia, collane di amuleti destinate ai bambini. I pendenti avevano una funzione protettiva secondo le credenze dell’epoca e, producendo rumore durante i movimenti, aiutavano gli adulti a seguire i piccoli. Non è possibile stabilire chi possedesse la collana né se fosse stata indossata, ma la sua conservazione nell’armadio fa pensare anche a un legame affettivo con il passato.

Questi oggetti potevano accompagnare una persona per molti anni, anche dopo l’infanzia. In una società attraversata da spostamenti di schiavi, lavoratori e commercianti, un amuleto poteva conservare il ricordo della famiglia e del luogo d’origine.


Monete e oggetti della casa

Nel mobile erano custodite anche 38 monete di bronzo, raccolte in una cistella intrecciata con materiale vegetale. L’analisi dei resti ha fornito indicazioni sulle tecniche impiegate per fabbricare il contenitore. Il fatto che monete e altri beni siano rimasti al loro posto indica che gli abitanti non riuscirono a recuperarli oppure non ebbero modo di rientrare nella dimora.

Tra gli altri reperti sono emersi una pinzetta, uno strumento per lavorare le sostanze cosmetiche, un balsamario in vetro e un bruciaprofumi. Una lucerna di bronzo serviva per illuminare gli ambienti, mentre alcuni pesi in piombo potrebbero essere stati utilizzati per un’attività di vendita. Pentole e recipienti in bronzo, vetro e ceramica completano l’insieme; tra questi c’è anche un boccalino decorato con scaglie di pigna.

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La casa si affacciava su via dell’Abbondanza, in una zona centrale della città, ed è stata collegata con cautela a Cornelius Maximus sulla base di iscrizioni non più conservate. La facciata era stata scavata nel 1912, mentre gli ambienti posteriori sono stati esaminati durante i lavori di restauro e accessibilità dell’Insula dei Casti Amanti.


La casa prima dell’eruzione

Le pareti dell’ambiente dove si trovava l’armadio conservano pitture del quarto stile, attribuite alla bottega di via di Castricio. La qualità delle decorazioni e la posizione dell’abitazione suggeriscono una condizione economica agiata, ma gli scavi mostrano che nell’edificio erano in corso lavori che ne limitavano l’uso ordinario.

Resta sconosciuto il destino degli abitanti. Potrebbero aver lasciato Pompei durante l’eruzione senza fare ritorno, oppure essere morti nella catastrofe. Altri cittadini, in casi diversi, tentarono di recuperare i propri beni scavando nei depositi vulcanici. Tacito ricordò anche l’ipotesi di destinare alla rifondazione della città le proprietà delle vittime, progetto che non venne realizzato.

Gli scavi hanno portato alla luce anche i resti di almeno due giovani topi selvatici, rinvenuti dentro un’anfora su un soppalco. Il laboratorio del Parco archeologico li ha identificati come esemplari riconducibili alla specie Apodemus sylvaticus, ricostruiti a partire da 117 frammenti ossei. La loro presenza documenta un aspetto ordinario della vita domestica: anche le abitazioni pompeiane dovevano affrontare l’ingresso di roditori nei sottotetti e nei luoghi dove venivano conservate le provviste.

«Pompei non è soltanto un luogo di grandi opere d’arte: è anche un luogo in cui gli oggetti più comuni restituiscono la dimensione umana del passato. Il valore di questa scoperta sta nella possibilità di leggere insieme le diverse tracce di una vita: le abitudini personali, il lavoro, i ricordi», ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei.

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