Armadio di Pompei, riaffiorano oggetti intimi e 38 monete
A Pompei è stato riportato alla luce un armadio rimasto chiuso per quasi duemila anni, con oggetti personali, strumenti domestici e 38 monete di bronzo.
A Pompei è stato riportato alla luce un armadio rimasto chiuso per quasi duemila anni, con oggetti personali, strumenti domestici e 38 monete di bronzo. Il ritrovamento è avvenuto nella casa IX 11, 7, lungo via dell’Abbondanza, durante gli interventi legati al restauro e all’accessibilità dell’Insula dei Casti Amanti.
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Gli oggetti custoditi nell’armadio
Il contenuto restituisce dettagli sulla vita quotidiana degli abitanti. Sono stati trovati una pinzetta, un utensile per lavorare le sostanze cosmetiche, un contenitore di vetro per profumi e un bruciaprofumi. C’erano anche una lucerna in bronzo, pesi di piombo probabilmente collegati a un’attività di vendita e una piccola cassetta lignea, della quale sono rimaste soltanto le tracce.
Pentole e recipienti in bronzo, vetro e ceramica completavano l’insieme. Tra questi spicca un boccalino decorato con motivi a scaglie di pigna. Le monete, invece, erano raccolte in una cistella realizzata con fibre vegetali: le analisi hanno permesso di esaminarne sia il contenuto sia le tecniche di fabbricazione del contenitore.
La presenza simultanea di beni per la cura del corpo, utensili da cucina e strumenti forse impiegati nel commercio mostra attività diverse concentrate negli stessi ambienti. Il mancato recupero degli oggetti potrebbe indicare una fuga improvvisa, l’impossibilità di rientrare nell’abitazione oppure la morte dei proprietari durante l’eruzione.
La collana legata all’infanzia
Il reperto più personale è una collana formata da almeno 24 elementi in faïence, osso, pasta vitrea e cristallo di rocca. I piccoli oggetti, tutti forati per poter essere appesi, raffigurano divinità come Bes e Mercurio, oltre a mani, piedi, pigne e grappoli.
Gli studiosi li identificano come crepundia, collane di amuleti destinate ai bambini. Il loro tintinnio consentiva agli adulti di seguire i movimenti dei piccoli, mentre le immagini avevano una funzione protettiva secondo le credenze dell’epoca. In passato, oggetti simili erano stati talvolta associati a pratiche magiche.
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Non è possibile stabilire chi possedesse la collana né se fosse stata indossata dalla persona che la conservava. Gli amuleti, tuttavia, potevano restare con gli individui anche dopo l’infanzia, custoditi come ricordo di una fase lontana della vita. Per chi si spostava tra città diverse, come schiavi, lavoratori e commercianti, potevano rappresentare un legame materiale con il luogo d’origine.
La casa prima della distruzione
L’abitazione era stata esplorata nella parte anteriore già nel 1912. Il nome Cornelius Maximus è stato associato alla casa in modo prudente, sulla base di iscrizioni non più conservate. Gli scavi recenti hanno invece raggiunto alcuni ambienti posteriori, consentendo di esaminare anche il settore in cui si trovava l’armadio.
Le pareti presentano pitture di quarto stile attribuite alla bottega di via di Castricio. La qualità delle decorazioni e la posizione centrale dell’edificio suggeriscono una condizione economica agiata. Al momento dell’eruzione, però, erano in corso lavori che probabilmente limitavano l’utilizzo ordinario degli spazi.
Nell’area sono stati rinvenuti anche i resti di almeno due giovani topi selvatici, collocati all’interno di un’anfora su un soppalco. Il laboratorio del Parco archeologico li ha ricostruiti a partire da 117 frammenti ossei. La loro presenza documenta un aspetto meno celebrato della città: anche le abitazioni pompeiane dovevano affrontare la presenza di roditori, soprattutto nei locali destinati alle provviste.
«Pompei non è soltanto un luogo di grandi opere d’arte: è anche un luogo in cui gli oggetti più comuni restituiscono la dimensione umana del passato», ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico. Secondo Zuchtriegel, l’insieme dei reperti permette di accostare abitudini personali, lavoro e memoria, pur senza consentire di identificare con certezza gli abitanti della casa.
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