Pompei, la villa dimenticata nasconde ancora un mistero: cosa emerge
Le indagini geofisiche stanno ridisegnando le dimensioni della cosiddetta villa di Cicerone, esplorata dai Borbone e poi nuovamente sepolta
Sotto la collina oggi ricoperta da frutteti e vigneti potrebbe celarsi una residenza molto più vasta di quanto si pensasse. Le nuove prospezioni condotte nel Parco Archeologico di Pompei stanno riportando l’attenzione sulla cosiddetta villa di Cicerone, un complesso attribuito senza prove allo scrittore e filosofo romano.
La ricerca non prevede, almeno per ora, nuove aperture del terreno: gli studiosi stanno utilizzando tecniche geofisiche non invasive per ricostruire ciò che resta nel sottosuolo. I primi risultati indicano che l’area edificata potrebbe superare sensibilmente le dimensioni finora ipotizzate.
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Le tracce nascoste sotto la collina
Il progetto è stato guidato da Ivo van der Graaff, dell’University of New Hampshire, e da John Clarke, dell’University of Texas at Austin. Attraverso strumenti capaci di leggere il sottosuolo senza procedere con scavi, il gruppo ha individuato elementi architettonici riconducibili alla villa già esplorata nel Settecento.
Un rapporto preliminare pubblicato sulla rivista digitale degli Scavi di Pompei sostiene che i resti siano molto più estesi rispetto alle ricostruzioni precedenti. La possibile ampiezza del complesso alimenta l’ipotesi che la residenza fosse più imponente e ricca di altre ville collocate fuori dalle mura, comprese quella dei Misteri e quella di Diomede.
Un tesoro dimenticato dai Borbone
Il nome legato a Cicerone non trova conferme storiche, mentre è documentato il valore dei materiali recuperati durante le prime campagne. Affreschi e mosaici provenienti dal sito sono oggi tra le opere più note del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
L’esplorazione iniziò nel 1748, all’avvio ufficiale delle indagini sistematiche a Pompei, e proseguì a fasi alterne fino al 1779. Gli scavi furono condotti con grandi fosse, trincee e gallerie, secondo il metodo adottato dalla corte borbonica. Dopo la rimozione dei reperti considerati più preziosi, l’area venne nuovamente ricoperta e finì per essere dimenticata.
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I documenti possono svelare il mistero
Oggi sul posto resta soprattutto una collina verde inserita nel progetto “Azienda agricola Pompei”. A rendere speciale questo caso sono però i diari e le planimetrie prodotti durante le operazioni settecentesche, una documentazione più dettagliata rispetto a quella disponibile per molti altri scavi dello stesso periodo.
Il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha spiegato che il confronto tra le carte antiche e le tracce ancora conservate permette di ricostruire meglio le tecniche utilizzate dai Borbone e la successione degli interventi. A suo giudizio, comprendere la storia della villa potrebbe aiutare a chiarire come siano state condotte le prime esplorazioni in numerose zone dell’antica Pompei.
Tra i visitatori del complesso ci fu anche Johann Winckelmann, che lo vide nel 1764. Lo storico dell’arte antica rimase particolarmente colpito dalle immagini di alcune danzatrici, descritte come “fluidi come un pensiero e belle come se fossero state realizzate per mano delle Grazie”.
La ricerca dovrà ora stabilire quali siano i prossimi interventi compatibili con la tutela del sito. Zuchtriegel ha sottolineato che resta molto da comprendere e che ogni eventuale scavo dovrà tenere conto dell’equilibrio delicato tra nuove conoscenze e protezione del patrimonio archeologico.
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