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Cultura 2 min di lettura2 ore fa

Jelinek compie 80 anni: perché l’Austria continua a discuterla

Premiata con il Nobel nel 2004, la scrittrice resta una voce scomoda per il suo Paese, dove i suoi testi affrontano le ferite della storia e le crisi del presente.

Una cartolina anonima trasformata in un manifesto pubblico ha riportato Elfriede Jelinek al centro del dibattito culturale viennese. Il messaggio contestava la scelta di inaugurare la stagione del Volkstheater con un’opera ispirata ai suoi testi e accusava l’autrice di trascinare l’Austria nel fango.

L’episodio arriva mentre la scrittrice si avvicina agli 80 anni, che compirà il 20 ottobre. Vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2004, Jelinek continua così a incarnare una contraddizione: è una figura di rilievo della cultura nazionale, ma conserva una forte capacità di irritare una parte del pubblico austriaco.

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Una voce che divide ancora

La cartolina è comparsa durante le prove dello spettacolo “L’arrivo”, ricavato da quattro testi di Jelinek e diretto da Philipp Gogler, regista e direttore del Volkstheater di Vienna. Il mittente, rimasto sconosciuto, criticava la decisione di affidare proprio alla scrittrice l’apertura della nuova stagione e concludeva con parole nette: «L’Austria sta affondando nel fango».

La frase, invece di restare un attacco privato, è diventata una gigantografia collocata sulle colonne pubblicitarie della capitale, attirando anche l’attenzione dei mezzi d’informazione. Un risultato inatteso che ha finito per amplificare la vicenda e confermare quanto Jelinek riesca ancora a provocare reazioni accese.


Il presente passa dalla sua scrittura

Nei suoi lavori la scrittrice ha affrontato personaggi e temi molto diversi, tenendo insieme cronaca, politica e memoria storica. Tra i riferimenti compaiono Jörg Haider, Jacqueline Kennedy-Onassis e Donald Trump, oltre al terrore di Hamas contro Israele e alle vittime palestinesi delle politiche israeliane.

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La sua attenzione si è concentrata anche sulla tragedia dei migranti, sulle torture compiute dagli Stati Uniti nel centro di detenzione di Abu Ghraib, sulla tratta di giovani donne destinate alla prostituzione e sui crimini del nazismo, compresa la Shoah. Per questo la sua opera viene letta come una sorta di sismografo delle tensioni sociali, politiche ed economiche, con lo sguardo sempre rivolto alle radici storiche dei conflitti.


Il precedente di Thomas Bernhard

L’ostilità riservata a Jelinek ricorda quella subita da Thomas Bernhard, altro autore austriaco capace di mettere in discussione l’immagine del proprio Paese. Nel 1988, mentre al Burgtheater andava in scena “Piazza degli eroi”, alcuni oppositori arrivarono a scaricare davanti al teatro un cumulo di letame.

Quattro anni prima, il romanzo “A colpi d’ascia” aveva provocato una denuncia per diffamazione. Bernhard morì nel 1989, prima di assistere al cambiamento di reputazione che, nei decenni successivi, lo avrebbe portato a essere riconosciuto come uno dei grandi romanzieri e drammaturghi austriaci. Per Jelinek, invece, il passaggio da bersaglio polemico a riferimento culturale resta ancora incompleto.

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