Pompei, 1,46 milioni per riaprire il palazzo sul golfo
Un finanziamento privato sostiene il recupero della dimora di Marco Fabio Rufo, chiusa dal 1980 e destinata a una prima apertura accompagnata entro Natale.
La dimora di Marco Fabio Rufo, tra gli edifici più imponenti dell’antica Pompei, potrebbe tornare parzialmente visitabile entro Natale. Il restauro, finanziato interamente con 1.462.000 euro da PompeiAR, punta a restituire al pubblico una casa chiusa dal 1980 e affacciata sul golfo attraverso grandi finestre.
Il contratto di sponsorizzazione è stato sottoscritto da Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei, e da Frank Hoefer, titolare della società sostenitrice. L’imprenditore tedesco si era rivolto al Parco dopo aver letto “Pompei: la città incantata”, il libro pubblicato nel 2023 dal direttore.
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Un restauro per riaprire la dimora
La fase attuale riguarda soprattutto gli apparati decorativi e gli affreschi, compresa la celebre Venere di Pompei. L’immagine si trova in una sorta di spazio rituale ricavato all’interno della residenza, che nei lavori precedenti era stata interessata anche da interventi strutturali, operazioni di messa in sicurezza e scavi condotti tra il 2021 e il 2023.
«Restaurare la spettacolare dimora di Marco Fabio Rufo, inaccessibile dal 1980, e renderla accessibile al pubblico è un progetto che trovo appassionante», ha affermato Hoefer. La prima apertura sarà parziale e riservata a gruppi accompagnati, mentre il progetto complessivo di valorizzazione prevede anche strumenti digitali per aiutare i visitatori a orientarsi negli ambienti.
Quattro piani e un labirinto romano
La casa sorge sul bordo delle antiche fortificazioni e forma un unico complesso con le vicine abitazioni di Castricio e del Bracciale d’Oro. La posizione e la struttura hanno permesso di conservare fino a quattro livelli, uniti da scale, corridoi e passaggi destinati sia agli spazi di rappresentanza sia alle aree di servizio.
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Le dimensioni della residenza fanno pensare a un proprietario dotato di risorse eccezionali: potrebbe essere stato un magistrato locale oppure un liberto legato alla corte imperiale. L’edificio, ispirato ai palazzi imperiali romani, presenta inoltre una facciata con ampie aperture verso il golfo, probabilmente dotate di serramenti in legno e forse anche di vetri.
Il progetto guarda oltre Pompei
Nel complesso sono state rinvenute anche vittime dell’eruzione del 79 d.C. Tre persone furono trovate sulle scale della casa di Marco Fabio Rufo; altre tre emersero nella casa di Castricio durante gli scavi del 1961, mentre nella casa del Bracciale d’Oro furono individuati altri resti nel 1974.
Zuchtriegel ha spiegato che il Parco intende usare la tecnologia digitale per rendere comprensibile la complessità dell’edificio, così articolato da evocare, per la varietà dei suoi ambienti, un palazzo ottocentesco napoletano pur appartenendo a una casa romana di duemila anni fa. Il direttore ha inoltre indicato il sostegno privato come un modello da riproporre in altri edifici pompeiani ancora bisognosi di recupero e valorizzazione.
L’appalto è stato assegnato, tramite gara, alla società Artigiana Romana Impianti OE. Per il Parco seguono l’intervento Elena Gravina, responsabile unica del progetto, e Teresa Argento, direttrice dei lavori.
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