869notizie oggi Scopri i vantaggi
Cultura 3 min di lettura20 ott

Psiche torna al centro: 30 mesi per l’arazzo del Bargello

Dopo circa un secolo nei depositi, l’opera tessile del Seicento è stata trasferita all’Opificio delle Pietre Dure per un complesso intervento conservativo

Per quasi cento anni è rimasto lontano dagli occhi dei visitatori. Ora “Il banchetto di Psiche”, grande arazzo in lana e seta custodito dal Museo Nazionale del Bargello, affronta un percorso di studio e recupero che durerà circa 30 mesi.

Offerta del giorno21 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 71 giorni
*********


Il viaggio verso il laboratorio

Lunedì 19 ottobre l’opera ha lasciato le sale di deposito del museo fiorentino per raggiungere il laboratorio del Settore Arazzi e Tappeti dell’Opificio delle Pietre Dure, allestito nella Sala delle Bandiere di Palazzo Vecchio. Il trasferimento è avvenuto con modalità particolari: l’arazzo, arrotolato e inserito in un’apposita imbragatura, è stato accompagnato a piedi dai tecnici della ditta Apice.

La movimentazione si è svolta sotto il controllo delle funzionarie e delle restauratrici del Bargello e dell’Opificio. L’intervento nasce dalla collaborazione tra la Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, istituto del Ministero della Cultura, e l’Opificio delle Pietre Dure.

A rendere possibile il progetto è stato un contributo di 100.000 euro della Fondazione Il Bargello Ets Ente Filantropico, versato attraverso l’Art Bonus. La misura sostiene le erogazioni destinate alla tutela del patrimonio culturale pubblico.


Un restauro lungo e complesso

Prima delle operazioni sul manufatto saranno realizzate una documentazione completa e una serie di analisi diagnostiche, utili a individuare materiali e tecniche impiegati nella sua realizzazione. In seguito si procederà con la pulitura, il consolidamento delle fibre e il recupero delle aree di tessitura danneggiate, fino alla foderatura necessaria per una futura esposizione in condizioni adeguate.

L’arazzo presenta infatti depositi superficiali, scuciture, tagli, lacune e perdite di trama, con danni particolarmente marcati nelle sezioni in seta. Anche alcuni interventi precedenti hanno inciso sulla tenuta della struttura. Il cantiere coinvolgerà almeno quattro restauratori specializzati e sarà seguito congiuntamente dai tecnici dei due istituti.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

“Il restauro del ‘Banchetto di Psiche’ rappresenta un passo importante nel percorso di riscoperta e valorizzazione di un patrimonio straordinario”, ha affermato Andreina Contessa, direttore generale della Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello. Secondo Contessa, il progetto non riguarda soltanto la conservazione, ma offre nuove possibilità di ricerca su un’opera rimasta a lungo poco conosciuta.


La storia raccontata dalla scena

Attribuito alla Manifattura della Grande Galerie du Louvre, attiva a Parigi nella prima metà del Seicento, il manufatto misura 4,20 per 3,25 metri e occupa oltre 12 metri quadrati. La scena si ispira a un episodio della vicenda di Amore e Psiche e riprende modelli iconografici legati al pittore fiammingo Michiel Coxcie, vissuto tra il 1497 e il 1592.

Psiche compare seduta davanti a una tavola apparecchiata, circondata da ancelle e giovani musicisti. Sullo sfondo, colonnati aperti incorniciano il paesaggio, mentre una bordura con putti, fregi e motivi floreali completa la composizione. L’esecuzione è stata ricondotta agli arazzieri Girard Laurent e Maurice Dubourg, attivi presso la manifattura reale durante i regni di Enrico IV e Luigi XIII.

L’opera arrivò nelle raccolte del Bargello nel 1888, grazie al lascito del collezionista e commerciante francese Louis Carrand, che negli ultimi anni della sua vita si stabilì a Firenze. Tra i tre grandi arazzi provenienti dalla collezione Carrand e conservati nel museo, questo è l’unico a non aver ancora ricevuto un restauro.

“Con ‘Il banchetto di Psiche’ un cerchio si chiude”, ha osservato Emanuela Daffra, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, ricordando che l’istituto aveva già lavorato su due opere della stessa collezione: “L’assalto finale a Gerusalemme” e “La Battaglia di Roncisvalle”. Il coordinamento scientifico del progetto è affidato a Ilaria Ciseri e Benedetta Cantini; per l’Opificio, le attività saranno seguite da Riccardo Gennaioli e Marta Cimò.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere