Pompei, Zuchtriegel denuncia immagini IA senza basi scientifiche
Il Parco ha scritto alla Federico II dopo un post sulla Casa del Bracciale d’Oro collegato a raccolta fondi
Il Parco archeologico di Pompei ha segnalato la circolazione di ricostruzioni generate dall’intelligenza artificiale e presentate sui social come contenuti storici attendibili. Il direttore Gabriel Zuchtriegel ha contestato in particolare un caso legato alle vittime dell’eruzione del Vesuvio.
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Il contenuto contestato
Al centro della vicenda c’è una pubblicazione apparsa su Instagram e attribuita a un profilo intestato a un docente di chimica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il contenuto riguardava la Casa del Bracciale d’Oro, ma, secondo il direttore, sia l’immagine sia il testo sarebbero stati prodotti con strumenti di IA senza adeguati riscontri archeologici.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il collegamento della pubblicazione con un portale per la raccolta di fondi, dal quale potrebbe derivare un ritorno economico. Zuchtriegel ha definito l’episodio «sconcertante» e «ripugnante», contestando l’uso della tecnologia per costruire rappresentazioni sensazionalistiche delle persone morte nell’eruzione.
Il Parco ha contattato l’Università Federico II per chiedere un confronto e verificare la compatibilità di quell’attività con il codice etico dell’Ateneo. L’iniziativa, ha spiegato il direttore, non vuole limitarsi al singolo episodio, ma aprire una discussione più ampia sui criteri da applicare nella comunicazione del patrimonio culturale.
I calchi e le regole del Parco
La Casa del Bracciale d’Oro fu esplorata già nel Settecento e scavata completamente tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Gli scavi portarono alla luce i resti di diverse vittime; per quattro persone, due adulti e due bambini, vennero realizzati calchi riempiendo di gesso le cavità lasciate nella cenere vulcanica.
I manufatti sono esposti nella Palestra Grande, all’interno della sezione dedicata all’eruzione e alle sue vittime. L’allestimento è stato aperto al pubblico l’11 marzo 2026, dopo un lavoro volto a conciliare finalità didattiche e museali con il rispetto per i defunti.
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In seguito a quel progetto, il Comitato Scientifico e il Consiglio di Amministrazione del Parco hanno adottato indicazioni specifiche per la presentazione e la gestione dei resti umani rinvenuti a Pompei. Proprio queste regole sono state richiamate nel dibattito sull’uso delle immagini artificiali.
La tecnologia usata con la ricerca
Zuchtriegel ha chiarito che il Parco non intende respingere l’intelligenza artificiale. L’istituzione la sta già sperimentando per sostenere la ricerca, migliorare la valorizzazione dei reperti, rafforzare la sicurezza e controllare lo stato del patrimonio.
Il direttore ha però chiesto che ogni applicazione sia sottoposta a criteri etici e scientifici. A suo giudizio, il tema riguarda anche la scuola e il modo in cui gli strumenti automatici vengono utilizzati da docenti e studenti: «Non si tratta di condannare l’IA, anzi», ha affermato, sollecitando un confronto sulle conseguenze culturali ed educative della trasformazione in corso.
Un esempio indicato dal Parco è la ricostruzione digitale della fuga di un uomo durante l’eruzione del Vesuvio, realizzata insieme all’Università degli Studi di Padova e al Laboratorio Digital Cultural Heritage. Il progetto è stato elaborato utilizzando esclusivamente i dati emersi dalle indagini archeologiche condotte dagli studiosi del Ministero della Cultura, mostrando un impiego della tecnologia fondato sulle prove disponibili.
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