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Cultura 2 min di lettura42 min fa

Pina Bausch alla Scala: le immagini mai viste prima del debutto

Una mostra nel Ridotto dei Palchi accompagna il debutto scaligero de Le Sacre du printemps e racconta vent’anni di storia attraverso fotografie e testimonianze.

Il pubblico della Scala potrà entrare nel laboratorio creativo di Pina Bausch prima ancora di assistere allo spettacolo. Nel Ridotto dei Palchi, una selezione di immagini rare ripercorre la nascita e i primi vent’anni de Le Sacre du printemps, capolavoro che dal 1975 continua a essere rappresentato sui principali palcoscenici internazionali.

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Le immagini raccontano la creazione

La mostra sarà aperta fino al 22 novembre, quindi per tutta la durata delle rappresentazioni previste dal 7 al 21 novembre. L’allestimento accompagna il dittico formato da Le Sacre du printemps di Pina Bausch e Apollo di George Balanchine, che torna nel programma del Balletto 2025/2026.

L’esposizione si sviluppa su 18 pannelli e raccoglie circa 16 fotografie, riprodotte in formati differenti. Gli scatti, selezionati dalla Fondazione Pina Bausch, provengono da archivi particolarmente preziosi e mostrano la coreografa, gli artisti del Tanztheater Wuppertal e alcuni momenti delle prove e delle rappresentazioni tra il 1975 e il 1995.


Un debutto storico per la Scala

L’appuntamento assume un significato speciale per il Teatro alla Scala: per la prima volta il suo corpo di ballo affronta direttamente il linguaggio e l’universo creativo di Pina Bausch. Il rapporto della coreografa con il teatro milanese risaliva finora al 1983, quando il Tanztheater Wuppertal portò in scena Kontakthof.

La nuova produzione rappresenta dunque un passaggio importante per la compagnia e per il pubblico, chiamati a confrontarsi con un’opera concepita cinquant’anni fa ma ancora capace di conservare una forte intensità scenica. La partitura di Stravinskij unisce idealmente i due balletti della serata, costruendo un programma nel quale tradizioni e visioni coreografiche diverse dialogano tra loro.

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Nessuna didascalia, molte voci

La scelta curatoriale rinuncia alle spiegazioni sotto le fotografie. Al loro posto compaiono brevi testimonianze di alcune danzatrici della formazione originale, pensate per lasciare alle immagini il compito di suggerire atmosfere, gesti e passaggi del lavoro creativo.

Il percorso comprende anche materiali audiovisivi: tra questi, le riprese di una prova con Kiyomi Ichida nel ruolo dell’Eletta e una registrazione realizzata nel 1978 da ZDF, appena tre anni dopo la prima assoluta. La presenza di Bausch emerge così non soltanto dagli scatti, ma anche dai filmati che ne documentano il metodo e la direzione degli interpreti.

La Scala ha sottolineato di considerare l’iniziativa un’occasione per custodire e trasmettere un patrimonio artistico ancora vivo. Nel colophon della mostra, la Fondazione Pina Bausch rivolge un ringraziamento “a tutti i ballerini, passati e presenti, che hanno contribuito a plasmare questo percorso nel corso degli anni”.

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