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Cultura 2 min di lettura6 giorni fa

Troia, la piazza che accorcia di secoli il “vuoto” della città

Un ritrovamento sulla collina di Hisarlık sta cambiando il modo in cui si legge la storia di Troia: la possibile agorà emersa dagli scavi fa pensare a una città tornata a vivere molto prima del previsto, forse soltanto 80-90 anni dopo il…

Un ritrovamento sulla collina di Hisarlık sta cambiando il modo in cui si legge la storia di Troia: la possibile agorà emersa dagli scavi fa pensare a una città tornata a vivere molto prima del previsto, forse soltanto 80-90 anni dopo il collasso dell’Età del Bronzo.


La piazza emersa vicino alla porta sud

L’area indagata si trova accanto alla porta meridionale dell’antico insediamento, nella provincia turca di Çanakkale. Qui il lavoro del Ministero della cultura turco e dell’Università Çanakkale Onsekiz Mart ha portato alla luce una strada in pietra che conduce a uno spazio aperto quasi circolare, interpretato come una piazza pubblica. Tra i materiali recuperati ci sono anfore spezzate, vasi e altre ceramiche della prima Età del Ferro, elementi che rafforzano l’ipotesi di una frequentazione continuativa del settore.

Secondo il vicedirettore della missione, Reyhan Körpe, la combinazione tra pavimentazione, strutture e reperti indica che quell’area non fu abbandonata dopo la fine della Troia dell’Età del Bronzo. Proprio per questo gli studiosi ritengono di essere davanti alla più antica agorà finora identificata nel sito.


Un insediamento tornato presto in vita

La portata della scoperta va oltre l’individuazione di una piazza antichissima. Il nodo centrale riguarda infatti la fase successiva alla fine dell’Età del Bronzo nel Mediterraneo orientale. Finora una parte della ricerca aveva ipotizzato che Troia fosse rimasta vuota per molto tempo, prima della nuova presenza greca dell’VIII secolo a.C.; gli ultimi dati, però, spingono in un’altra direzione.

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Il riutilizzo di sezioni delle mura antiche e i reperti recuperati suggeriscono che una nuova comunità possa essersi stabilita nell’area già 80 o 90 anni dopo il crollo della città precedente. Se questa lettura verrà confermata, il presunto intervallo di secoli senza abitanti si ridurrà in modo netto.


Da Wilusa a Ilion, il tassello mancante

Il ritrovamento potrebbe anche aiutare a chiarire il passaggio tra la Wilusa menzionata nei testi ittiti e l’Ilion conosciuta dai Greci. Da tempo gli archeologi cercano di capire se tra la tarda Età del Bronzo e l’inizio dell’Età del Ferro ci sia stata una vera continuità di popolazione oppure una rottura più netta.

In questo quadro, la presenza di una comunità attestata pochi decenni dopo il collasso della città potrebbe colmare una lacuna importante. La nuova agorà, insieme agli altri indizi raccolti, apre così la possibilità di leggere Troia non come un luogo sparito per secoli, ma come un centro che avrebbe attraversato una fase di trasformazione molto più ravvicinata ai fatti narrati dalle fonti antiche.

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