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Cultura 4 min di lettura12 ore fa

Turner, 50 milioni sul tavolo: Roma può riportare il record

La celebre veduta dell’Aventino sarà esposta a Palazzo Rondinini prima della vendita londinese del 9 dicembre, con una stima superiore al primato del 2014.

La sfida non è soltanto artistica: il dipinto con cui Joseph Mallord William Turner fissò la sua idea di Roma potrebbe superare il record personale dell’artista. La stima, vicina ai 50 milioni di sterline, supera infatti i 30,3 milioni raggiunti dalla stessa tela nel 2014.

Per tre giorni l’opera torna nella città che ne alimentò la genesi. “Rome, from Mount Aventine”, realizzata nel 1836, sarà presentata nelle sale barocche di Palazzo Rondinini fino al 1° ottobre; quindi volerà a Londra, dove Sotheby’s la metterà all’asta il 9 dicembre.


Una tela pronta a riscrivere il primato

La valutazione indicata dalla casa d’aste equivale a circa 58 milioni di euro e colloca il quadro ai massimi livelli del mercato internazionale. Se l’aggiudicazione dovesse raggiungere o superare quella cifra, Turner potrebbe stabilire un nuovo record dodici anni dopo il precedente ottenuto proprio con questo dipinto.

Nel 2014 la tela fu venduta per 30,3 milioni di sterline, un risultato rimasto finora imbattuto. L’esposizione romana assume così anche un rilievo economico eccezionale: secondo Sotheby’s, si tratta dell’opera dal valore più alto mai portata in Italia da una casa d’aste.


Il ritorno nel paesaggio d’origine

Il passaggio da Roma prima della vendita ha però un significato che va oltre la quotazione. Turner elaborò la composizione durante il secondo soggiorno italiano, tra il 1828 e il 1829, utilizzando cinque studi eseguiti dal vero. L’impostazione nacque in Italia, mentre la conclusione del lavoro avvenne successivamente a Londra.

Quasi 190 anni dopo, la veduta rientra dunque nel contesto che l’ha ispirata. Julian Gascoigne, specialista senior della sezione dedicata alla pittura britannica di Sotheby’s a Londra, ha definito l’opera “una delle immagini più vivide e complete del genio di Turner” e ha considerato il suo ritorno a Roma uno dei momenti più importanti della propria carriera.


Roma tra monumenti e atmosfera

Il dipinto fu commissionato da Hugh Andrew Johnstone Munro of Novar, amico, sostenitore e collezionista di Turner. La richiesta era quella di mostrare la Roma del presente senza separarla dalla memoria della sua antichità. Turner trasformò quell’incarico in una scena insieme riconoscibile e visionaria, dove la precisione dei luoghi convive con una libertà cromatica sempre più audace.

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Al centro compare il Ponte Emilio; sullo sfondo si individuano San Pietro, il Foro Romano, il Palatino, il Circo Massimo e il Colosseo. Il profilo della città è dominato da un grande pino, mentre lungo il Tevere emergono Ripa Grande e l’Ospizio di San Michele. La luce dell’alba avvolge architetture, acqua e vegetazione, facendo apparire Roma come una presenza che affiora gradualmente dalla luminosità.


Una storia collezionistica quasi intatta

Dopo la morte di Munro, il quadro passò nell’ambiente dell’aristocrazia britannica. Nel 1878 Archibald Primrose, quinto conte di Rosebery e futuro Primo Ministro del Regno Unito, lo acquistò per 6.142 sterline durante la vendita della raccolta Munro, scegliendolo come regalo di nozze per Hannah de Rothschild, allora considerata la donna più ricca del Paese.

Da quel momento la proprietà rimase per oltre un secolo alla famiglia Rosebery, con un solo successivo cambio di mano prima della vendita del 2014. La continuità della provenienza è accompagnata da una condizione materiale altrettanto rara: la tela conserva il supporto e la cornice originali, non è mai stata rintelata e non ha subito restauri.


Le tracce del lavoro di Turner

Sulla superficie sono ancora visibili elementi del procedimento pittorico, comprese impronte digitali, segni lasciati dalla spatola e peli del pennello rimasti inglobati nel colore. La stratificazione dei pigmenti e la pennellata permettono così di osservare direttamente il modo in cui Turner costruiva la scena.

L’opera appartiene alla fase più sperimentale della sua carriera. Le forme diventano meno definite, mentre luce, colore e aria assumono un ruolo autonomo: una ricerca che avrebbe influenzato gli impressionisti e, più avanti, diversi sviluppi dell’arte del Novecento.

Turner visitò Roma per la prima volta nel 1819 e vi tornò nel 1828, lavorando a lungo sul posto. Nella veduta dell’Aventino la città appare come uno spazio in cui rovine, vita quotidiana e memoria politica convivono. Quando il quadro fu presentato alla Royal Academy nel 1836, la sua libertà stilistica divise il pubblico; il Morning Post ne colse però la capacità di “abbagliare l’immaginazione”. Oggi quella stessa audacia sarà nuovamente misurata dal mercato.

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