Pomodoro, dentro la materia: il viaggio di una vita alle Gallerie d’Italia
A Milano, una mostra per il centenario ripercorre più di sessant’anni di ricerca tra forme perfette, superfici ferite e memoria della natura.
Non è la superficie levigata a raccontare davvero le sculture di Arnaldo Pomodoro, ma ciò che sembra nascondersi al loro interno. È da questa tensione tra ordine e lacerazione che prende forma “Arnaldo Pomodoro. Una vita”, il percorso allestito alle Gallerie d’Italia di Milano in occasione del centenario della nascita dell’artista e visitabile fino al 18 ottobre.
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La materia diventa un paesaggio interiore
L’esposizione si apre nel Salone Scala, dove una grande pedana riunisce sculture in fibra di vetro bianca. La leggerezza quasi immateriale del materiale crea un confronto particolare con l’ambiente, ricco di decorazioni, e introduce una ricerca che attraversa oltre sessant’anni di attività.
Nelle sei sale affacciate sul Salone centrale, il racconto parte dagli esordi milanesi degli anni Cinquanta. I primi bassorilievi impiegano argento, piombo, stagno, rame, ottone, ferro e bronzo: superfici lavorate con saldature, colature, graffi, fori e incisioni, sotto l’influenza dell’astrattismo lirico di Paul Klee. Pomodoro guarda anche a Constantin Brâncuși e alle “Attese” di Lucio Fontana, fondendo suggestioni arcaiche e sensibilità contemporanea.
Il rapporto con la natura resta una delle chiavi dell’opera. A partire da frammenti di sequoia consumata, lo scultore costruisce immagini capaci di evocare le pieghe più complesse dell’esperienza umana. “Rubo in continuazione dalla natura, mi si offrono spunti incredibili”, spiegava Pomodoro, descrivendo la termite che corrode le forme come una proiezione del proprio intervento creativo.
Sfere e colonne, l’ordine si spezza
Dalla seconda metà degli anni Sessanta la ricerca si concentra anche sui solidi euclidei: cilindro, cubo e sfera. La Ruota del 1961, nata dopo la visione di un calendario azteco durante un viaggio in Messico, mostra già la trasformazione di una forma geometrica in un organismo carico di significati. Le superfici perfette vengono incise e aperte, lasciando intravedere cavità, ingranaggi e strutture quasi viventi.
Ogni figura assume così un valore simbolico: la ruota richiama il progresso tecnico e scientifico, la colonna rimanda al potere, il cubo evoca stabilità e ordine, mentre la sfera riunisce il ventre materno, la Terra e una dimensione cosmica. La sua superficie riflettente coinvolge anche chi osserva. “La sfera ha più successo perché rappresenta il mondo: un mondo che prolifica”, affermava l’artista.
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Tra gli anni Sessanta e Settanta, Il Rotante e la Forma X sviluppano un confronto tra pieno e vuoto, mentre i Papiri degli anni Ottanta e Novanta traducono in metallo le suggestioni del viaggio in Egitto. Il foglio si incurva, si espande e sembra protendersi nello spazio, diventando una figura della memoria.
L’ultima sala guarda al tempo
Tra i lavori più recenti spicca Continuum, del 2010, una superficie attraversata da grafie e segni che compongono una sorta di percorso senza fine. Accanto si innalzano le tre Colonne, imponenti presenze totemiche che richiamano, in una rilettura contemporanea, i cippi funerari e gli obelischi egizi.
Nel Chiostro ottagonale, il percorso termina con Disco in forma di rosa del deserto n. 1, realizzato tra il 1993 e il 1994. La scultura diventa l’immagine di una crescita minerale lenta ma inarrestabile: fuori è levigata, dentro conserva la traccia dell’erosione. “La parte che è più ‘leggera’ è quella riflessa, ma ti resta in mano l’erosione che puoi leggere. E ti rende inquieto”, osservava Pomodoro.
“Arnaldo Pomodoro. Una vita” è allestita alle Gallerie d’Italia di Milano fino al 18 ottobre.
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