4.000Lettori online ora
Cultura 3 min di lettura4 giorni fa

Murano, il vetro cambia pelle: la sfida nata nella fornace

A Barovier&Toso l’incontro tra Peter Kogler e i maestri muranesi mostra come una tradizione fragile possa trovare nuove strade

Il futuro del vetro di Murano non passa soltanto dalla conservazione del passato. In una giornata di pioggia, alla Galleria Barovier&Toso, l’incontro con l’opera di Peter Kogler suggerisce una direzione diversa: mettere la tradizione alla prova, affidandola a forme e sensibilità estranee alla sua storia più consueta.


Una tradizione davanti a un bivio

Il settore attraversa una fase delicata. Le richieste provenienti dall’estero diminuiscono, le guerre hanno ricadute sui mercati e il consumo veloce si concilia poco con una lavorazione che richiede tempo, esperienza e temperature estreme.

A rendere più incerto il domani contribuisce anche il ricambio generazionale. Sono sempre meno i figli disponibili a proseguire il lavoro dei padri, dopo generazioni trascorse vicino alle fornaci. Così rischia di interrompersi non soltanto una successione familiare, ma anche un patrimonio di movimenti e tecniche impossibile da ricostruire interamente attraverso i documenti.


Kogler porta il digitale nel fuoco

Fino al 21 febbraio 2027, gli spazi della Galleria Barovier&Toso presentano il progetto realizzato con Peter Kogler, artista austriaco tra i pionieri dell’arte computerizzata. Per la prima volta il suo immaginario, popolato da tubi, formiche, cervelli e globi, entra nella dimensione del vetro.

Il dialogo parte da mondi lontani, ma trova inattese corrispondenze. Le trame ricorrenti di Kogler ricordano la filigrana muranese e alcune costruzioni geometriche rimandano ai motivi a scacchiera elaborati da Ercole Barovier negli anni Cinquanta e Sessanta. Nella galleria, segni, superfici trasparenti, illuminazione e riflessi trasformano l’esposizione in un’esperienza che coinvolge l’intero ambiente.

Il passaggio decisivo avviene però in fornace. Qui l’artista non può limitarsi a trasferire sulla materia un’immagine già definita: deve misurarsi con una sostanza incandescente, mutevole e non sempre prevedibile. Il risultato dipende dalla competenza dei maestri, capaci di controllare il calore e di reagire agli incidenti produttivi.

Le formiche compaiono in dimensioni minime dentro la murrina, mentre tubi e globi diventano lampade e sculture. Durante la lavorazione il vetro altera il progetto iniziale, lo spinge verso esiti inattesi e rende visibile il confronto tra intenzione artistica e comportamento della materia.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Nuovi incontri per non spegnere il fuoco

Il valore dell’iniziativa non risiede soltanto nelle opere esposte, ma nel procedimento adottato dalla Galleria Barovier&Toso. Artisti internazionali, spesso privi di precedenti esperienze con il vetro, vengono messi al lavoro insieme agli artigiani dell’isola. La memoria, in questo modo, non viene trattata come un reperto da proteggere sotto una teca, ma come una conoscenza da sottoporre a nuove domande.

Anche la Venice Glass Week, attraverso le sue diverse attività, mantiene aperto il confronto intorno a questo patrimonio. Una mostra non può risolvere da sola la crisi delle fornaci né modificare le scelte dei giovani, ma può dimostrare che il mestiere conserva una capacità produttiva e creativa ancora attuale.

Un’ulteriore occasione arriverà tra il 14 novembre 2026 e il 29 marzo 2027 alla Collezione Peggy Guggenheim, con “Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento”. Il percorso riunirà oltre cento opere legate alla vicenda di Egidio Costantini, fondatore nel 1955 della Fucina degli Angeli a Venezia, con il sostegno di Peggy Guggenheim.

Quel laboratorio collaborò con figure come Picasso, Cocteau, Braque, Fontana, Arp ed Ernst. Nel 1965 approdò inoltre al MoMA di New York con Sculpture in Glass, contribuendo a spostare il vetro fuori dal perimetro delle arti decorative e dentro quello, più ampio, della ricerca contemporanea.

Lasciata Murano, con la pioggia ormai diminuita, la questione appariva chiara: una tradizione resta viva soltanto se accetta di cambiare interlocutori, linguaggi e forme. È anche da questa disponibilità a rischiare che può dipendere la possibilità di riaccendere, nelle nuove generazioni, il fuoco delle fornaci.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere