Quando la musica cambia la letteratura: il saggio su cinque autori
Francesca Pilato indaga il ruolo creativo dell’ascolto e della composizione nelle opere di Savinio, d’Annunzio, Pirandello, Montale e Morante.
«La perfetta misura di un canto avvincente». È questa immagine di Orfeo, poeta dalla voce armoniosa, ad aver orientato la ricerca di Francesca Pilato, convinta che musica e letteratura siano «arti sorelle». Da tale idea nasce un volume dedicato a un rapporto spesso più profondo dei semplici richiami biografici o delle citazioni musicali.
Francesca Pilato, nata a Torino da famiglia siciliana, ha scritto tre monografie e numerosi contributi pubblicati in riviste italiane e internazionali. Nel suo percorso figurano anche edizioni e studi dedicati, tra gli altri, a Leopardi, Fleur Jaeggy, Anna Maria Ortese e Alberto Savinio.
Cinque scrittori, un’unica trama sonora
Il libro segue le tracce lasciate dalla musica nella creatività di cinque autori del Novecento: Alberto Savinio, Gabriele d’Annunzio, Luigi Pirandello, Eugenio Montale ed Elsa Morante. Per alcuni fu una passione coltivata in gioventù, per altri una presenza inquieta o una fonte costante di energia spirituale; in ogni caso, l’ascolto finì per incidere sulla forma della parola.
Il saggio mostra così una relazione continua tra pagina e partitura. Il suono diventa ritmo, struttura, atmosfera e perfino strumento per interpretare la vita e la morte dei personaggi, aprendo prospettive che vanno oltre i luoghi comuni sulla formazione o sulle preferenze artistiche degli scrittori.
Nel caso di Savinio, Pilato ricostruisce la scelta di interrompere la composizione quando aveva ventiquattro anni. L’autore considerava la musica «la pazza», una forza seducente e indecifrabile dalla quale prendere le distanze per non esserne dominato.
La scrittura, tuttavia, gli consentì di trasferire quella stessa tensione nel destino dei suoi personaggi. Emblematica è la lettura della morte di Isadora Duncan, accostata al «Tristano e Isotta» di Wagner: il decesso non appare soltanto come una tragedia, ma assume il significato di un passaggio liberatorio e purificante.
Da Debussy alla voce di Pirandello
Le pagine su d’Annunzio si concentrano sulla stagione della collaborazione con Claude Debussy per «Le Martyre de Saint Sébastien» e sulla produzione dell’esilio francese, compresa «La contemplazione della morte». Le lettere scambiate dai due artisti documentano un’intesa intensa: il poeta manifestava una fervida ammirazione per il compositore, mentre Debussy parlava dell’entusiasmo con cui affrontava quel lavoro comune.
In questa fase la musica non resta un elemento decorativo della scrittura dannunziana. Diventa piuttosto una componente portante di una diversa idea estetica, più raccolta e introspettiva rispetto all’immagine consueta del poeta.
L’itinerario dedicato a Pirandello parte invece dai ricordi d’infanzia legati ai racconti orali della domestica Maria Stella. Il percorso arriva poi al confronto con le avanguardie e alla trasformazione de «Il figlio cambiato» nell’opera in tre atti e cinque quadri composta da Gian Francesco Malipiero.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Malipiero ricordò, anni dopo, l’intensità con cui Pirandello ascoltava le proprie parole trasformate in musica: «Non dimenticheremo mai l’espressione della faccia di Luigi Pirandello quando ascoltava le sue parole rivestite di musica». Il commento restituisce il valore emotivo di quella metamorfosi artistica.
Montale e Morante all’ascolto
Per Montale, l’autrice non si limita a ricordare l’educazione musicale ricevuta da Ernesto Sivori, già baritono, o l’interesse per l’opera maturato da giovane. La musica diventa una matrice della poesia, capace di influenzarne cadenza, metrica e selezione delle parole.
La stessa sensibilità emerge nelle recensioni delle prime stagioni scaligere pubblicate sul «Corriere d’Informazione», dove si riconosce il coinvolgimento di un ascoltatore rimasto legato all’opera ottocentesca. L’esperienza musicale, dunque, attraversa sia i versi sia la prosa critica del poeta.
Nel capitolo su Elsa Morante affiora invece il peso del melodramma di Verdi in «Menzogna e sortilegio» e la presenza di Mozart e Beethoven ne «L’isola di Arturo». L’indagine comprende anche il lavoro musicale offerto a Pasolini per i suoi film.
Tra gli episodi ricordati c’è inoltre il testo della canzone d’amore inserita nel «Romeo e Giulietta» di Zeffirelli, musicata da Nino Rota e firmata da Morante con lo pseudonimo ricavato dal nome del suo gatto siamese, Pippo Caruso.
Il libro e le altre opere dell’autrice
«Il canto segreto. Cinque autori del Novecento nell’incontro con la musica» è pubblicato da Florestano Edizioni: il volume conta 88 pagine e costa 18,00 euro. L’opera si propone come un contributo a ulteriori studi sul ruolo del suono nella costruzione artistica dei cinque scrittori.
Pilato ha pubblicato anche «Debussienne», raccolta di racconti tradotta in francese nel 2018 e accolta dal 2022 nella collana «Echi di musica» di Florestano Edizioni. Nel 2023 è arrivato «Il colore turchino», finalista al Premio Italo Calvino.
Nell’ottobre 2025 Castelvecchi ha pubblicato «Incantamenti», volume composto da sei incontri immaginari sotto lo sguardo della sirena Partenope. Tra i suoi lavori precedenti figurano inoltre studi su Verga, Montale e Gadda, oltre a saggi dedicati alla narrativa italiana e francese.
Continua a leggere
Francesco, otto secoli dopo: perché il suo messaggio parla ancora al presente
Un’edizione speciale riunisce voci di studiosi, artisti ed economisti per rileggere il santo di Assisi tra fede, cultura, ambiente e società
Brueghel, il mondo intero in una tela: la mostra a Milano
Palazzo Reale raccoglie opere e generi della famiglia fiamminga, dalle scene rurali alle nature morte, fino al 31 gennaio.
Firenze, il Campanile di Giotto cambia volto: lavori per 5 anni
Conclusa la struttura provvisoria alta 86 metri: il restauro procederà dalla sommità verso il basso, con oltre 7 milioni di euro investiti
Gorizia, il festival che mette in discussione ogni confine
Dal 2 al 4 ottobre il centro di Gorizia ospita incontri su identità, tecnologia, geopolitica e trasformazioni culturali con otto protagonisti.