Fois conquista il Campiello e lancia un appello: più libri, più civiltà
Dopo la vittoria con “L’immensa distrazione”, lo scrittore nuorese ha riflettuto su scuola, memoria, lingua italiana e identità sarda
La vittoria al 64° Premio Campiello ha portato Marcello Fois al centro del dibattito sul ruolo della cultura in Italia. Dopo la proclamazione del 3 ottobre al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, lo scrittore nuorese ha parlato di istruzione, lettura e memoria, spiegando perché il suo romanzo, “L’immensa distrazione” pubblicato da Einaudi, rappresenti anche una riflessione sul Paese.
Il messaggio più netto riguarda il rapporto tra lettura e consapevolezza civile: «Più leggiamo, più saremo civili in questo Paese, più parole abbiamo e meno ci fregheranno le parole altrui». Nel corso dell’intervista Fois ha inoltre ricordato Michela Murgia, Daniela Zedda e Grazia Deledda, tre figure sarde alle quali ha dedicato pubblicamente il riconoscimento.
Scuola e lettura contro la superficialità
Per Fois, il titolo del libro descrive una condizione collettiva: l’Italia rischia di distrarsi proprio davanti alla necessità di formarsi e comprendere meglio la realtà. L’autore ha indicato nella lettura un esercizio di civiltà e ha definito particolarmente delicato il momento vissuto dall’insegnamento, chiamando in causa anche il ruolo delle famiglie.
A sostegno della sua analisi ha rievocato un incontro con Rita Levi-Montalcini. La scienziata, rivolgendosi agli studenti, aveva distinto tra una grande quantità di informazioni e una formazione insufficiente; ai genitori, invece, aveva attribuito la responsabilità di una generazione troppo condizionata dai figli. Fois ritiene che quella osservazione conservi ancora una forte attualità e ha auspicato maggiore attenzione dei mezzi di informazione verso la crisi educativa.
Lo scrittore ha poi collegato la scuola alla capacità di affrontare la complessità. La letteratura, a suo giudizio, abitua a mettere in relazione elementi diversi, mentre la società tende sempre più a scambiare ciò che è complesso per qualcosa di semplicemente complicato. Per questo, la padronanza delle parole diventa anche uno strumento per non subire i discorsi altrui.
La lingua italiana al centro
Nel contesto di un premio dedicato alla narrativa italiana, Fois ha difeso l’uso accurato della lingua. Ha osservato che esistono molti vocaboli italiani efficaci e ha criticato il ricorso automatico a espressioni straniere durante gli interventi pubblici, soprattutto quando non sono indispensabili.
L’autore ha però precisato di non voler trasformare il tema in una battaglia contro gli anglicismi. In alcuni ambienti professionali, ha riconosciuto, determinate parole possono risultare funzionali; il punto, nel caso del Campiello, è celebrare la lingua della letteratura e usarla con consapevolezza.
Memoria, Sardegna e tre donne
Uno dei passaggi più importanti dell’intervento ha riguardato il legame tra narrativa e storia. Fois ha sostenuto che i romanzi non si limitano a registrare gli eventi, ma restituiscono un’identità alle persone coinvolte: «La letteratura mette le persone dentro i libri di storia». Nel suo ragionamento ha citato la battaglia di Waterloo e la Shoah, sottolineando la differenza tra sapere che ci furono delle vittime e conoscere i loro nomi, le loro vicende e la loro individualità.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Questa funzione della letteratura spiega anche, secondo lo scrittore, perché i lettori possano risultare scomodi: non si fermano ai fatti generali, ma riconoscono le persone che li hanno attraversati. “L’immensa distrazione” nasce così anche come un’opera dedicata al valore della memoria e alla necessità di non appiattire il passato.
Il successo non ha attenuato il rapporto di Fois con la Sardegna, anche se il romanzo è legato all’Emilia-Romagna, dove vive con la moglie e i figli. Bologna e la terra emiliana sono entrate nella sua esperienza familiare e artistica; per questo lo scrittore ha spiegato che l’identità sarda può essere mantenuta ovunque ci si trovi.
A Venezia Fois ha dedicato il riconoscimento prima a Michela Murgia e Daniela Zedda, ricordandone l’importanza personale e professionale, poi a Grazia Deledda. Della scrittrice nuorese ha ribadito il valore di unica donna italiana premiata con il Nobel per la letteratura nel 1926 e ha sostenuto che dovrebbe essere studiata maggiormente a scuola.
Nel ricordare Deledda, Fois ha anche osservato che il talento artistico non coincide necessariamente con la grandezza morale, richiamando alcune critiche storiche di Luigi Pirandello alla scrittrice sarda. Quanto a Murgia, l’ha definita una delle intellettuali più influenti del Paese, rilevando come continui a suscitare discussioni anche dopo la morte.
Il romanzo della maturità
A 66 anni, Fois ha descritto “L’immensa distrazione” come il libro della maturità. La definizione non riguarda soltanto l’età, ma un momento del percorso in cui esperienze diverse sembrano trovare un ordine e acquistare un significato più chiaro.
Nonostante la lunga carriera, l’autore ha raccontato di sentirsi ancora un esordiente ogni volta che affronta un nuovo progetto o presenta un libro. Il Premio Campiello arriva quindi come un riconoscimento importante, ma anche come una tappa dentro una ricerca letteraria che Fois continua a vivere con la stessa incertezza degli inizi.
Continua a leggere
Capri sotto pressione: il Premio Malaparte difende la cultura
Michele Pontecorvo Ricciardi lega l’omaggio a Samantha Schweblin alla necessità di preservare la vocazione culturale dell’isola, sempre più affollata dai visitatori.
Campiello 2026, vittoria al fotofinish: Fois dedica il premio a Murgia
Lo scrittore nuorese conquista il riconoscimento con “L’immensa distrazione”, superando di appena tre voti Alcide Pierantozzi
Roccasecca guarda al futuro: il riconoscimento ad Aldo Cazzullo
La città ciociara ha premiato il giornalista per il suo impegno nel raccontare la cultura italiana e ha rilanciato il valore dei piccoli comuni.
Schweblin e la paura: «La scrittura ci mette alla prova
La vincitrice del Premio Malaparte 2026 racconta il valore del racconto e il ruolo della letteratura nell’affrontare angosce e fragilità.