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Cultura 2 min di lettura1 ora fa

Schweblin e la paura: «La scrittura ci mette alla prova

La vincitrice del Premio Malaparte 2026 racconta il valore del racconto e il ruolo della letteratura nell’affrontare angosce e fragilità.

La scrittura, per Samanta Schweblin, non serve soltanto a costruire storie: è anche un modo per esplorare ciò che inquieta e comprendere meglio le proprie reazioni. La scrittrice argentina, premiata a Capri con il Premio Malaparte 2026, lega infatti la sua idea di letteratura alla possibilità di mettere alla prova paure e limiti personali.


La paura diventa materia narrativa

Secondo Schweblin, attraverso la narrativa è possibile avvicinarsi a situazioni dolorose o angoscianti senza doverle vivere direttamente. Scrivere consente di immaginare cosa accadrebbe in determinate circostanze, valutare quanto sofferenza si proverebbe e confrontarsi con le proprie fragilità.

«Per me la scrittura è un modo per avvicinarmi e avvicinarci alle cose che ci fanno paura», ha spiegato l’autrice parlando del proprio lavoro. La letteratura, a suo giudizio, offre così uno spazio per capire meglio ciò che spesso si tende a evitare, ma anche per mettere in discussione idee considerate naturali o inevitabili.


Il racconto resta la sua misura

Il riconoscimento ricevuto a Capri ha un significato particolare perché è stato assegnato a un libro di racconti, forma narrativa alla quale Schweblin si sente profondamente legata. La scrittrice ha ricordato le proprie origini argentine e una tradizione letteraria nella quale molti autori si sono dedicati anche alla novella, sottolineando l’intensità e il coinvolgimento richiesti da questo genere.

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«Quando scrivo, penso immediatamente al racconto. È il genere che mi chiama e che convoca la mia attenzione», ha detto. Il romanzo arriva invece quando una storia non può essere compressa nella misura breve: in quei casi, ha spiegato, servono 250 pagine invece di 20 per sviluppare pienamente ciò che vuole raccontare.


Scrivere come leggere

Per Schweblin, narrativa e lettura rispondono alla stessa esigenza di esplorazione. «Io scrivo per le stesse ragioni per cui leggo», ha affermato, indicando nella letteratura uno strumento capace di riportare alla luce qualcosa di autentico.

I libri, nella sua prospettiva, possono infatti smontare costruzioni culturali scambiate per naturali e spostare i confini di ciò che appare possibile. La narrativa diventa così un luogo in cui osservare la paura da vicino, senza negarla, e cercare un rapporto più sincero con ciò che si prova.

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