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Cultura 3 min di lettura55 min fa

Schweblin, il talento di fermarsi al momento giusto: il Malaparte 2026

Emanuele Trevi spiega la scelta della giuria: premiata una scrittrice capace di dosare la forma narrativa e trasformare il reale in una dimensione inquieta.

Samanta Schweblin riceverà il Premio Malaparte 2026. A rendere decisiva la sua candidatura, secondo Emanuele Trevi, non è l’appartenenza a un genere preciso, ma la capacità di dare a ogni idea la forma e la durata più adatte.

Lo scrittore e giurato ha indicato proprio questo equilibrio come uno dei tratti distintivi dell’autrice argentina. La sua scrittura, ha spiegato, sa muoversi tra situazioni concrete, elementi fantastici e una percezione del reale che può improvvisamente assumere i contorni del sogno.


Schweblin e la misura del racconto

Per Trevi, Schweblin possiede una qualità rara: comprende in anticipo quanto spazio occorra a una storia per svilupparsi senza perdere forza. «Ha un grande talento nel capire quanto deve essere lunga la storia che ha in mente», ha osservato, definendo questa competenza quasi un modello da studiare nelle scuole di scrittura.

L’esperienza maturata da Trevi nell’insegnamento gli ha mostrato quanto sia complesso, soprattutto per gli autori più giovani, intuire la dimensione necessaria di un’idea. Non si tratta di stabilire un numero esatto di pagine, ma di capire se un’intuizione possa sostenere uno sviluppo narrativo ampio oppure richieda una forma più breve.

La fantasia di Schweblin, inoltre, non si limita alla costruzione di mondi irreali. Anche quando parte da circostanze plausibili, la scrittrice introduce uno scarto capace di alterare la percezione del lettore e di rendere incerto il confine tra esperienza concreta e immaginazione.


Un premio che non segue le etichette

Nel motivare la scelta, Trevi ha ricordato che il riconoscimento può andare a un romanzo, a un racconto oppure a un saggio con una struttura e una leggibilità vicine a quelle narrative. Il criterio decisivo resta dunque la qualità della prosa, più che la categoria editoriale dell’opera.

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La vittoria di Schweblin arriva inoltre per il secondo anno consecutivo a un’autrice o a un autore di lingua spagnola: nel 2025 il premio era stato assegnato a Fernando Aramburu. Trevi ha escluso però l’esistenza di una linea prestabilita, definendo la successione una coincidenza e ribadendo l’obiettivo di riconoscere figure già affermate o destinate a diventare riferimenti della letteratura contemporanea.

Il giurato ha paragonato l’ambizione del Malaparte a quella di un premio riservato all’eccellenza assoluta, pur sottolineando che il riconoscimento conserva ampi margini per crescere e approfondire il proprio ruolo.


L’inquietudine tra infanzia e presente

Un altro elemento al centro dell’analisi di Trevi è la tensione che attraversa i libri della vincitrice. Lo scrittore distingue una forma personale di inquietudine, legata alla sensibilità con cui un autore registra ciò che accade intorno a sé, da una dimensione più ampia e collettiva, connessa alle paure del tempo presente.

Nel caso di Schweblin, questa ricettività si manifesta anche nel rapporto con le paure infantili: quelle esperienze in cui il mondo appare oscuro perché non viene ancora compreso. La scrittrice, secondo Trevi, riesce a trasformare quella percezione in materia narrativa senza ridurla a una semplice suggestione fantastica.

Resta poi il confronto con l’epoca attuale. Trevi ha ricordato che la sua generazione è cresciuta in anni tutt’altro che semplici, ma vissuti come meno minacciosi e meno prossimi a uno scenario apocalittico rispetto a quelli di oggi. È anche dentro questa inquietudine condivisa che la scrittura di Schweblin trova una parte della propria forza.

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