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Cultura 2 min di lettura1 ora fa

De Chirico e la Sicilia: il mito greco torna nelle piazze metafisiche

Al Museo d’Arte Contemporanea del Carmine di Scicli, una cinquantina di opere racconta il rapporto tra l’artista, la classicità e il paesaggio siciliano

Il legame tra Giorgio de Chirico e la Sicilia è al centro di un percorso espositivo che unisce pittura, mito e fotografia. A Scicli, il Museo d’Arte Contemporanea del Carmine ospita fino al 1° novembre la mostra “Giorgio de Chirico. Il sole della Metafisica”, curata da Lorenzo Canova, con circa cinquanta opere dell’artista nato in Grecia e legato all’Isola anche per le origini siciliane della famiglia paterna.


Il mito classico accende la mostra

L’esposizione prende le mosse dall’immaginario della Magna Grecia, elemento decisivo per comprendere la visione sospesa e senza tempo di de Chirico. Le sue piazze, popolate da architetture essenziali e ombre profonde, restituiscono una luce mediterranea che richiama tanto la classicità quanto gli spazi urbani della Sicilia.

Nel percorso affiorano anche riferimenti alle costruzioni barocche della Val di Noto e alle atmosfere rarefatte dei centri siciliani. Il paesaggio di Scicli diventa così lo sfondo ideale per rileggere quelle scenografie metafisiche in cui passato e presente sembrano convivere senza seguire una cronologia ordinaria.


Pittura e fotografia sullo stesso piano

Tra i lavori più significativi figura “Gli archeologi”, scelto come immagine del confronto tra memoria e contemporaneità. Le opere di de Chirico sono infatti accostate agli scatti di Giovanni Chiaramonte, Giuseppe Leone, Pino Ninfa e Armando Rotoletti, in un dialogo che amplia il tema della città e del suo rapporto con la storia.

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La mostra non si limita quindi a presentare una selezione pittorica, ma costruisce un confronto tra linguaggi diversi. La fotografia osserva luoghi, forme e tracce del presente; la pittura li trasforma invece in spazi enigmatici, dove il riferimento al mondo antico assume un valore nuovo.


L’eredità del gruppo di Scicli

Il progetto richiama anche la vivace esperienza artistica sviluppatasi a Scicli attorno a Piero Guccione, allora assistente di Renato Guttuso. Proprio Guttuso descrisse quel gruppo come una realtà capace di lavorare lontano dai grandi circuiti e dalle logiche della velocità culturale.

Secondo il pittore, in quella comunità si trovava «la purezza d’intenti di un gruppo di artisti che opera nell’estrema periferia», distante dalle metropoli, dalle Biennali e dalla pressione consumistica che coinvolge anche l’arte. È dentro questo contesto, fatto di ricerca e indipendenza, che la presenza di de Chirico trova una particolare risonanza.

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