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Cultura 2 min di lettura2 ore fa

D’Annunzio, il manoscritto del romanzo entra nel patrimonio statale

Il Ministero della Cultura ha acquistato il manoscritto originale di “Forse che sì forse che no” di Gabriele d’Annunzio.

Il Ministero della Cultura ha acquistato il manoscritto originale di “Forse che sì forse che no” di Gabriele d’Annunzio. L’operazione si è conclusa venerdì 6 novembre durante un’asta online di Christie’s.

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Il possibile arrivo al Vittoriale

Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, ha accolto con soddisfazione il rientro in Italia del documento. Il romanzo, che d’Annunzio considerava il punto più alto della propria produzione, potrebbe essere affidato proprio alla casa-museo del poeta, secondo l’auspicio espresso da Guerri.

“L’auspicio è che il Ministero voglia affidare il manoscritto al Vittoriale degli Italiani”, ha dichiarato il presidente della Fondazione. L’obiettivo indicato è consentire agli studiosi di esaminare le carte e preparare un’edizione critica e filologica nell’ambito dell’Edizione Nazionale delle Opere di Gabriele d’Annunzio, curata e pubblicata dal Vittoriale.


Costo e caratteristiche dell’autografo

La Direzione generale Biblioteche e istituti culturali, guidata da Paola Passarelli, ha aggiudicato il manoscritto per 75.000 euro. Considerando imposte e diritti d’asta, la spesa complessiva sostenuta dallo Stato è arrivata a 96.000 euro.

Il testo è stato scritto tra agosto e dicembre 1909 con inchiostro nero e rosso su carta filigranata. Sulla prima carta compare la firma dell’autore; le numerose modifiche, comprese correzioni, note, cancellature e aggiunte, permettono di seguire le fasi di composizione del romanzo, pubblicato nel 1910. Manca il foglio con il numero 488, ma l’opera risulta completa.

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La storia delle carte

Il manoscritto comprende 913 fogli e, dopo essere stato trasmesso progressivamente da d’Annunzio a Nathalie de Goloubeff, conosciuta come Donatella Cross, è stato utilizzato per la traduzione francese del romanzo, uscita nel 1910.

In seguito le carte sono passate dalla Libreria Meynial. Nel 1924 René Gimpel, mercante e collezionista d’arte, le ha acquistate, dando avvio a un percorso attraverso collezioni private francesi prima della nuova acquisizione italiana.

“Un’altra pagina della nostra storia letteraria entra nel patrimonio dello Stato”, ha affermato il ministro Alessandro Giuli. Il titolare della Cultura ha aggiunto che il documento testimonia il lavoro e la forza creativa di d’Annunzio e ha ribadito l’intenzione del Ministero di rendere accessibili alla collettività i materiali della tradizione letteraria italiana.

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