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Cultura 4 min di lettura2 giorni fa

Barcellona sfida il caldo: il piano verde accelera, ma gli affitti salgono

Tra rifugi contro le ondate di calore, scuole da riqualificare e strade riconquistate dal verde, la strategia catalana procede con risultati concreti e forti tensioni sociali.

A Parc de les Tretze Roses è stata installata una grande copertura dotata di 80 pannelli solari, destinata alla produzione di energia. È uno degli interventi più recenti collegati alla trasformazione ambientale di Barcellona, dove le misure contro il caldo si intrecciano con l’efficienza energetica e la revisione degli spazi urbani.


Il verde migliora la città, ma costa caro

Nel distretto dell’Eixample il programma delle “Superilles” mira a ridurre la presenza delle auto e a consegnare nuove superfici a pedoni, biciclette e vegetazione. Il progetto comprende 21 “eixos verds” e altrettante piazze di quartiere: nel complesso, l’amministrazione punta a liberare oltre 33 ettari per la fruizione pedonale e a creare circa 6,6 ettari di verde urbano.

La prospettiva fissata per l’Eixample prevede che un terzo delle strade venga trasformato in asse verde. L’obiettivo è inoltre portare una piazza o un percorso alberato entro 200 metri da ogni abitazione, anche se una parte dei cantieri previsti non è ancora arrivata alla conclusione.

L’esperienza di Sant Antoni ha mostrato un calo del 33% del biossido di azoto dopo la trasformazione dello spazio pubblico. Tuttavia, il miglioramento ambientale può accompagnarsi a conseguenze pesanti per chi già abita nei quartieri interessati: nel Born la pedonalizzazione degli anni Novanta ha favorito l’aumento dei prezzi delle case e la sostituzione di attività locali con esercizi rivolti ai visitatori.

A Poblenou, dove il modello contemporaneo è stato sperimentato nel 2016, residenti storici e commercianti hanno segnalato rincari degli affitti e il rischio di espulsione. Le analisi dedicate al quartiere evidenziano così una contraddizione: meno traffico e più verde possono rendere le aree più desiderabili soprattutto per nuovi abitanti e gruppi con maggiore disponibilità economica, se mancano strumenti di protezione abitativa.


Scuole efficienti, lavori a tappe

Il piano per gli edifici scolastici prevede 100 milioni di euro entro il 2029 e coinvolge 170 strutture pubbliche, frequentate da oltre 55 mila studenti. Gli interventi riguardano ventilazione, climatizzazione, consumi energetici e fonti rinnovabili, con l’intenzione di migliorare il comfort durante le giornate più calde.

Nel 2026 i primi sistemi aerotermici sono stati installati in 30 centri educativi. L’estensione agli altri istituti sarà graduale, perché ogni edificio richiede verifiche specifiche sulla rete elettrica, sulla solidità della copertura, sull’impermeabilizzazione del tetto e sulla documentazione necessaria per ottenere le autorizzazioni.

La varietà degli immobili rende impraticabile un intervento uniforme. Inoltre, la sostituzione degli impianti alimentati a gas può essere eseguita soltanto quando le scuole sono vuote: la pausa estiva lascia quindi poche settimane operative all’anno per ciascun cantiere e spinge il completamento verso una scansione pluriennale.

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Rifugi climatici ancora diseguali

La rete destinata a proteggere dal caldo ha superato quota 500 strutture, rispetto alle circa 400 disponibili nella stagione precedente. Biblioteche, musei, scuole, centri civici, piscine e aree verdi vengono utilizzati come punti di ristoro con ombra, acqua e temperature più sopportabili, soprattutto per le persone considerate a maggiore rischio.

Il “Piano Ombra” ha già prodotto 66 nuove zone protette e punta a raggiungerne 194 entro il 2027. Secondo le stime diffuse sul programma, oltre il 90% degli abitanti può arrivare a un rifugio in meno di dieci minuti a piedi.

La copertura, però, non è omogenea. Una ricerca condotta da studiosi barcellonesi ha rilevato che soltanto il 46% degli anziani risiede entro quella distanza da uno dei punti di protezione; il Comune indica proprio questo squilibrio tra le questioni da affrontare nella prossima espansione.

Un ulteriore problema riguarda il calendario di apertura. Molte strutture comunali interrompono il servizio ad agosto, proprio quando le temperature possono raggiungere i livelli più critici, creando una distanza tra la disponibilità teorica della rete e il suo utilizzo effettivo.


Un piano climatico ancora incompleto

La cornice generale è il “Piano Clima 2018-2030”, varato per accompagnare Barcellona verso la neutralità climatica e una maggiore capacità di resistere agli effetti del cambiamento climatico entro il 2030. Le azioni comprendono edilizia pubblica, mobilità, energia e gestione del verde, ma l’avanzamento procede con velocità differenti.

La città resta un riferimento europeo per l’ampiezza degli interventi, dai rifugi termici alla riconversione delle scuole e delle strade. Allo stesso tempo, i tempi tecnici dei cantieri, le chiusure stagionali e il rischio di gentrificazione mostrano quanto sia complesso rendere la resilienza accessibile anche alle comunità più vulnerabili.

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