Youssef Siher, la docente contesta la gogna mediatica
Elisa Giunchi ricorda l’ex studente come riservato e chiede cautela mentre l’inchiesta sul Movimento 17 ottobre prosegue
Elisa Giunchi ha definito una gogna mediatica l’esposizione riservata a Youssef Siher, il trentenne fermato nell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre.
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La difesa dell’ex studente
La docente dell’Università Statale di Milano, che aveva seguito Siher come relatrice della tesi, ha sostenuto che al giovane si stia compromettendo la vita prima della conclusione degli accertamenti. A “Diario del giorno” ha ricordato che le indagini si trovano ancora nella loro fase iniziale.
“Gli viene rovinata la vita senza che le indagini siano terminate, anzi quando le indagini stanno appena iniziando”, ha affermato Giunchi durante il programma di Rete 4. Secondo la professoressa, spetta ora agli investigatori verificare quale sia stato il ruolo del trentenne nella gestione dei canali social.
Le accuse nell’inchiesta
A Siher vengono attribuite, tra gli altri addebiti, l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e la violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche. L’indagine riguarda il Movimento 17 ottobre ed è collegata agli scontri avvenuti a Milano.
Nel dibattito pubblico, ha osservato Giunchi, l’immagine dell’ex studente è stata associata a un profilo che non coinciderebbe con quello da lei conosciuto. La docente ha comunque precisato di non poter valutare i comportamenti o le dichiarazioni che gli vengono contestati, perché gli accertamenti sono ancora in corso.
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Il ricordo della professoressa
Giunchi ha descritto Siher come una persona preparata, intelligente e animata da ideali. Lo ha inoltre ricordato come un giovane timido e poco incline a esporsi, distante dalla rappresentazione emersa sui mezzi di informazione.
“Quella a cui assistiamo è una vergognosa gogna mediatica”, ha detto la docente, intervenendo sulla vicenda. La sua presa di posizione riguarda soprattutto la diffusione di ricostruzioni pubbliche prima che sia stata definita la posizione giudiziaria dell’indagato.
I contenuti delle chat
Nel corso della trasmissione sono stati citati anche alcuni messaggi circolati nelle chat del movimento, con inviti ad assaltare banche e a colpire sedi istituzionali. Giunchi ha però separato la posizione del gestore da quella degli utenti che pubblicano commenti nei canali.
La professoressa ha sostenuto che non si possa attribuire automaticamente all’amministratore ogni intervento degli iscritti. Ha inoltre rilevato che le pagine e i profili richiamati nell’inchiesta sarebbero nati dopo le violenze: bisognerà quindi accertare se gli autori degli scontri abbiano agito davvero dopo aver letto quei contenuti.
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