Siher, la Procura teme nuove mosse: chiesto il carcere
Per i pm milanesi, il ricercatore avrebbe competenze informatiche tali da poter elaborare una strategia rivoluzionaria e potrebbe fuggire o commettere altri reati.
Le competenze informatiche attribuite a Youssef Siher sono tra gli elementi centrali della richiesta con cui la Procura di Milano ha sollecitato la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere. Secondo i pm, il ricercatore italiano di 30 anni, di origini marocchine, avrebbe ricoperto un ruolo decisivo nel canale social Movimento 17 ottobre.
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Le competenze al centro dell’accusa
Gli inquirenti considerano Siher la possibile mente del canale e ritengono che la sua preparazione tecnica gli avrebbe consentito di organizzare iniziative future. Nella richiesta viene riportata la possibilità che fosse in grado di “sviluppare una strategia rivoluzionaria”.
Questa valutazione è stata inserita tra gli elementi a sostegno della misura cautelare più severa. Il riferimento non riguarda soltanto l’attività già contestata, ma anche il rischio che le sue conoscenze possano essere impiegate nuovamente.
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Il doppio rischio indicato dai pm
La Procura sostiene che esista anzitutto la possibilità che l’indagato si sottragga al procedimento. A questa valutazione si aggiunge il timore che possa tornare a commettere reati, circostanza indicata dai magistrati per motivare la richiesta di detenzione in carcere.
La decisione spetta ora al giudice, chiamato a esaminare sia la legittimità del fermo disposto su iniziativa della Procura milanese sia la necessità di applicare la misura cautelare. Siher resta quindi al centro dell’inchiesta per il ruolo che gli viene attribuito nella gestione del canale Movimento 17 ottobre.
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