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Cronaca 2 min di lettura48 min fa

Siher, il doppio rischio contestato dai pm: fuga e nuovi reati

La Procura di Milano chiede che il 30enne resti detenuto: contatti e competenze digitali potrebbero favorire nuove iniziative e l’allontanamento.

La Procura di Milano considera concreto il rischio che Youssef Siher riesca a sottrarsi alla giustizia. Pur essendo un «italiano di seconda generazione», il 30enne avrebbe dimostrato di sapersi muovere con particolare abilità e di disporre di relazioni capaci, secondo l’accusa, di aiutarlo a far perdere le proprie tracce.

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Per i pm la fuga è possibile

Il pericolo di fuga rappresenta una delle ragioni indicate dai magistrati per chiedere la permanenza in carcere. Nella richiesta viene sottolineata la presunta capacità di Siher di utilizzare i propri contatti e le proprie competenze per allontanarsi e rendersi irreperibile.

L’istanza è stata sottoscritta dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi. I due magistrati ritengono inoltre necessario prevenire il rischio che l’indagato possa commettere nuovamente il reato contestato.


Il ruolo attribuito nel movimento

Siher, politologo e attivista pro Pal, è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica. Per la Procura avrebbe raggiunto una posizione di rilievo nell’area movimentista e avrebbe amministrato il gruppo «Movimento 17 ottobre», nato dopo gli episodi di guerriglia urbana avvenuti otto giorni prima.

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Secondo l’accusa, la sua conoscenza degli strumenti informatici gli avrebbe permesso di elaborare una «strategia rivoluzionaria» anche attraverso comunicati destinati a portare migliaia di persone in piazza. Le indicazioni diffuse agli utenti, inoltre, vengono interpretate come parte di un piano organizzato: i luoghi suggeriti per i raduni sarebbero stati scelti per ostacolare i controlli delle forze dell’ordine.


Perché i domiciliari non bastano

Nel provvedimento la Procura collega il contenuto ideologico attribuito a Siher alla necessità di una misura più severa rispetto agli arresti domiciliari. L’impostazione descritta dai pm, insieme al rischio di reiterazione, viene quindi indicata come incompatibile con una semplice restrizione presso l’abitazione.

La decisione sulla custodia cautelare spetterà ora al giudice. La richiesta dell’accusa riunisce due esigenze: impedire un’eventuale fuga e scongiurare la ripetizione di condotte ritenute funzionali alla mobilitazione e all’ostacolo dei controlli.

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