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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Una lancia nel petto e nessun colpevole: il caso Shanidar A

Accudito dai suoi simili e deposto dopo la morte, Shanidar A porta ancora i segni di un’aggressione avvenuta 75mila anni fa.

Resta senza risposta la domanda più inquietante legata a Shanidar A: chi gli scagliò contro l’arma e per quale motivo? Il colpo gli perforò il petto, trasformando i suoi resti in una delle più antiche testimonianze di violenza armata mai studiate.

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La ferita apre un enigma antico

Gli archeologi dell’Università di Cambridge hanno ricostruito il caso senza riuscire a stabilire l’identità dell’aggressore. Anche le ragioni dell’attacco rimangono sconosciute, così come le circostanze precise in cui venne lanciata la lancia.

La lesione distingue Shanidar A dagli altri ritrovamenti legati alla sua comunità. Il reperto conserva infatti la traccia di un gesto potenzialmente letale, ma non offre elementi sufficienti per chiarire se si sia trattato di un’aggressione deliberata o di un episodio maturato in circostanze diverse.


Una comunità attenta fino alla fine

La storia del Neanderthal presenta però anche un altro aspetto. Durante la vita, i suoi compagni si sarebbero presi cura di lui, segno che il gruppo non lo aveva lasciato solo davanti alle difficoltà.

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Dopo la morte, Shanidar A fu deposto con attenzione. Questo trattamento suggerisce un legame significativo con gli altri membri della comunità, anche se non consente di spiegare il contrasto tra le cure ricevute e la ferita che ne causò la morte.


Un uomo vissuto 75mila anni fa

Shanidar A visse 75mila anni fa. La distanza temporale non ha cancellato il doppio interrogativo che accompagna il ritrovamento: da una parte l’assistenza ricevuta dai suoi simili, dall’altra l’arma che gli attraversò il torace.

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