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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Tumore al seno, test genomici nei Lea per cure mirate

Giuseppe Curigliano: gli esami aiutano a stimare le recidive e a evitare la chemioterapia dopo l’intervento

L’inserimento dei test genomici nei livelli essenziali di assistenza offre alle pazienti con alcune forme di tumore della mammella una valutazione più precisa del rischio e dell’utilità della chemioterapia dopo l’intervento chirurgico.

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Il valore dei test genomici

A Madrid, durante il congresso della Società europea di oncologia medica, Giuseppe Curigliano ha spiegato che questi esami sono destinati ai tumori endocrino-responsivi e Her2-negativi trattati in fase adiuvante. Il congresso si conclude oggi.

"L’inserimento dei test genomici nei livelli essenziali di assistenza rappresenta un passo importante verso una maggiore personalizzazione delle cure per il tumore della mammella", ha affermato Curigliano, presidente eletto dell’Esmo.


Chemioterapia più selettiva

Secondo l’oncologo, i test consentono di distinguere meglio le pazienti esposte a un rischio di recidiva maggiore da quelle per cui il trattamento aggiuntivo potrebbe non essere necessario. L’obiettivo è quindi evitare la chemioterapia nei casi in cui non offra un beneficio sufficiente, senza rinunciare alle cure quando invece risultano indicate.

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Curigliano ha anche richiamato la diversa solidità delle prove disponibili. Alcuni test sono stati valutati in modo prospettico all’interno di studi clinici randomizzati, mentre altri si basano su analisi retrospettive; per questo, ha osservato, le linee guida dell’Esmo assegnano livelli di evidenza e raccomandazioni differenti.


Le indicazioni per i medici

La scelta di utilizzare questi strumenti deve dunque tenere conto dei dati scientifici che li sostengono. "Bisogna testare per stratificare meglio il rischio e capire a chi fare di più e a chi fare di meno", ha detto Curigliano durante l’incontro.

La valutazione genomica può aiutare soprattutto a individuare le pazienti alle quali omettere la chemioterapia, rendendo il percorso terapeutico più proporzionato alle caratteristiche della malattia.

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