Tumore al seno, 88% chiede risposte ma solo una donna su 4 le ottiene
La ricerca sul carcinoma mammario iniziale evidenzia il bisogno di informazioni e il ruolo delle associazioni nel sostenere le pazienti durante il percorso di cura.
La diagnosi di tumore al seno spinge quasi nove donne su dieci a cercare subito maggiori spiegazioni. Il problema è che questa esigenza spesso non trova un confronto adeguato con il medico: soltanto il 24% delle pazienti, infatti, riesce a instaurare un dialogo approfondito, secondo i dati commentati da Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia.
Il dialogo con il medico resta il nodo
L’88% delle donne dichiara di voler ricevere più informazioni dopo la diagnosi. Quando il tema riguarda nello specifico il rischio di una recidiva, la quota scende al 60%, mentre il rapporto diretto con il curante rimane limitato a circa una paziente su quattro.
“Una donna al momento della diagnosi chiede di avere maggiori informazioni, ma solo il 24% riesce ad avere questo dialogo con il medico”, ha osservato D’Antona presentando i risultati della ricerca Iqvia sul tumore al seno He+/Her2− in fase iniziale. L’indagine è stata promossa da Novartis Italia durante il mese dedicato alla sensibilizzazione sul cancro della mammella.
Secondo la presidente, negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza delle pazienti, anche grazie alla maggiore disponibilità di contenuti in rete e alla volontà di partecipare in modo più attivo alle decisioni terapeutiche. Parallelamente, è cambiato anche il ruolo del medico, chiamato non soltanto a indicare farmaci e trattamenti, ma a costruire un confronto più ampio.
Le associazioni colmano parte del vuoto
D’Antona descrive i risultati dell’indagine come segnali in miglioramento e attribuisce una parte di questo progresso al lavoro delle associazioni. Queste realtà affiancano la donna e il personale sanitario, offrendo ascolto, orientamento e occasioni per condividere l’esperienza della malattia.
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Europa Donna Italia riunisce circa 180 associazioni presenti sul territorio nazionale. Le attività sono diverse: lettura, pittura, yoga, scrittura creativa e incontri informativi possono diventare strumenti per favorire l’accoglienza e ridurre il senso di isolamento.
Un sostegno anche nella vita pratica
Il supporto non riguarda soltanto la dimensione emotiva. Le associazioni possono aiutare anche nell’organizzazione degli spostamenti verso gli ospedali, soprattutto quando la paziente vive in un piccolo centro e deve raggiungere strutture lontane per visite o cure.
“Nel fare squadra, stare insieme, accogliere e accompagnare, senza mai sostituirci al medico, possiamo facilitare i percorsi”, ha spiegato la presidente. L’obiettivo è alleggerire, per quanto possibile, l’impatto di una diagnosi descritta come uno shock improvviso e accompagnare la persona senza mai prendere il posto del professionista sanitario.
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