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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Ail Milano Monza Brianza, 50 anni e una sfida: curare e ascoltare

L’associazione ha celebrato il traguardo con un confronto su assistenza, ricerca ematologica e prospettive future, coinvolgendo medici, volontari e pazienti.

Il percorso verso i prossimi anni è stato discusso con il contributo non condizionante di BeOne, Gsk, Johnson&Johnson e Roche, a sostegno dell’incontro dedicato all’anniversario dell’associazione. Al centro del confronto, le nuove esigenze della ricerca e dell’assistenza ai malati di tumore del sangue.

Il programma si è chiuso con uno sguardo sulle sfide future insieme a Paolo Corradini dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Francesco Onida dell’Ospedale Fatebenefratelli, Camilla Luchesini delle Cure palliative dell’Asst Nord Milano e Sara Alfieri della Psicologia clinica dell’Int. Le loro riflessioni hanno delineato le priorità per il lavoro di Ail Milano Monza Brianza nei prossimi anni.


Il futuro passa dalla ricerca

La parte centrale dell’appuntamento ha fatto il punto sulla ricerca clinica in onco-ematologia, soffermandosi sui risultati raggiunti anche attraverso il sostegno dell’associazione. Sono intervenuti Francesco Onida, Lupo Stanghellini dell’Ospedale San Raffaele, Barbara Mora dell’Ospedale Maggiore Policlinico, Martina Pennisi e Federico Stella dell’Istituto Nazionale dei Tumori.

A completare il quadro sono state le esperienze dirette di due pazienti e di una persona impegnata nell’assistenza a un familiare. Le loro testimonianze hanno portato nel dibattito le difficoltà quotidiane e i bisogni di chi affronta la malattia, accanto alle prospettive offerte dalla medicina.


Cinquant’anni al fianco dei malati

L’anniversario è stato celebrato all’Istituto dei Ciechi di Milano, in Via Vivaio 7, con una giornata che ha riunito professionisti della cura, ricercatori, volontari e persone assistite. Il titolo scelto, “50 anni accanto ai pazienti”, richiama la missione assunta da Ail Milano Monza Brianza fin dalla fondazione, avvenuta nel 1976.

Federica Fiorani, presidente dell’associazione, ha spiegato che stare vicino a chi è malato significa riconoscere paure, aspettative e necessità non sempre espresse. «Essere accanto ai malati significa prima di tutto ascoltare: bisogni espressi e inespressi, timori, speranze», ha ricordato, sottolineando l’obiettivo di offrire risposte rapide e concrete a chi non può attendere.

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Servizi concreti per pazienti e famiglie

L’ascolto si è tradotto nel tempo in interventi rivolti sia ai malati sia ai loro familiari. Le 21 Case Ail hanno garantito complessivamente oltre 240.000 pernottamenti gratuiti, mentre il servizio di accompagnamento alle cure ha effettuato 23.300 viaggi dal 2013.

Un ulteriore sostegno arriva dagli Ambulatori AIL dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’Ospedale San Raffaele, dove dal 2021 sono stati assicurati 7.000 colloqui psicologici a pazienti e familiari. Fiorani ha inoltre ricordato la collaborazione con ospedali, reparti di Ematologia, ricercatori, medici, infermieri e personale socio-sanitario, definendo questi legami essenziali per sostenere il sistema di cura.


Dalla memoria alle nuove responsabilità

La prima parte dell’incontro ha ripercorso le tappe dell’associazione e ha approfondito il ruolo del supporto psicologico nell’onco-ematologia. Spazio anche al valore delle collaborazioni con le imprese, necessarie per continuare a finanziare la ricerca e mantenere gratuiti i servizi rivolti ai pazienti.

Il programma ha affrontato infine il significato del volontariato e il rapporto con la comunità ematologica. La presenza di tutte queste figure ha restituito il senso di un impegno costruito in cinque decenni, non limitato all’assistenza sanitaria ma esteso all’accoglienza, all’accompagnamento e alla vicinanza quotidiana.

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