Treni e terremoti, il ponte resta sotto esame: cosa manca ai calcoli
I tecnici chiedono nuove verifiche su convogli, faglie e resistenza sismica mentre il progetto ammette analisi ancora incomplete e dati da aggiornare.
La sicurezza dei treni durante la scossa più intensa resta uno dei nodi ancora aperti. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha chiesto risultati convincenti sul transito dei convogli quando un terremoto raggiunge il massimo dell’intensità e un treno si trova vicino alle torri. Nel progetto, inoltre, l’indicatore di ribaltamento supera i limiti previsti per due convogli merci.
La questione sismica si intreccia così con quella ferroviaria: secondo le verifiche ministeriali, lo scenario più gravoso non riguarda soltanto la stabilità delle torri, ma anche la presenza dei treni sul viadotto nel momento più critico. La società Stretto di Messina ha ricevuto richieste di chiarimento su questo punto, ma non risultano ancora risposte alle domande inviate.
Le scosse considerate non bastano
Un altro confronto riguarda gli spettri di risposta, cioè il modo in cui una scossa sollecita componenti capaci di oscillare con frequenze diverse. Per la condizione estrema di integrità della struttura, il progetto utilizza un riferimento collegato allo spettro medio del terremoto di Messina del 1908, ritenuto dal Consiglio meno severo rispetto ad altre stime.
Le registrazioni dei terremoti dell’Italia centrale del 2016 hanno però evidenziato valori superiori a quelli adottati nei calcoli, nonostante una magnitudo inferiore. I progettisti sostengono che i tre modelli impiegati offrano margini cautelativi e citano simulazioni nelle quali il ponte non subirebbe danni nemmeno con il terremoto di Maule. Ammettono, tuttavia, che il progetto definitivo non mette a confronto in modo esplicito gli spettri scelti con quelli applicati ad altri grandi ponti.
Il Consiglio ha quindi sollecitato paragoni più estesi e ulteriori analisi sull’influenza delle faglie vicine all’opera. Anche il calcolo della frequenza dei terremoti non è considerato concluso: il modello statistico viene giudicato prudente per i prossimi trecento anni, ma le elaborazioni definitive risultano ancora in corso.
La resistenza strutturale è da misurare
Il quadro emerge da un carteggio tra Stretto di Messina, società incaricata dell’opera, e Consiglio superiore dei lavori pubblici. Su 361 prescrizioni e 77 raccomandazioni formulate dall’organismo tecnico, 68 riguardano i terremoti; altre 24 domande si concentrano sulla risposta dell’infrastruttura a una possibile scossa.
Tra i rilievi, il Consiglio segnala che alcuni esami ritenuti decisivi per valutare danni e possibili collassi delle torri non sono stati sviluppati. La stessa documentazione dei progettisti riconosce che il tasso di fallimento, inteso come superamento dei limiti di sicurezza, “non è stato calcolato esplicitamente finora, sebbene possibile”.
Le stime disponibili vengono ritenute prudenti rispetto alla probabilità di oltrepassare le soglie strutturali, ma per i tecnici ministeriali non è sufficiente. Sono stati richiesti nuovi calcoli, prove aggiuntive e, se necessario, una revisione delle dimensioni degli elementi portanti. L’analisi dell’intera struttura fino alla condizione di collasso era già stata sollecitata nel 2011 e successivamente rinviata alla fase del progetto esecutivo.
Faglie e dati da aggiornare
Particolare attenzione è riservata alla faglia di Cannitello, sul versante calabrese, in prossimità del pilone alto 400 metri. Da anni vengono richieste indagini sulle fondazioni e sugli ancoraggi. I progettisti annunciano nuovi rilievi, ma il Consiglio contesta l’assenza di informazioni dettagliate sulle attività più recenti e chiede riferimenti aggiornati rispetto agli studi risalenti al 1995.
Nelle loro risposte, gli esperti della società definiscono “priva di senso” la ricerca sistematica di faglie attive in superficie e rivendicano una rete di osservazioni particolarmente fitta. Il Consiglio, invece, ritiene che le conclusioni non siano ancora sostenute da dati geologici sufficienti. Anche sul versante siciliano resta da chiarire se alcuni piani di taglio nei sedimenti abbiano origine gravitativa oppure tettonica.
Uno studio commissionato dal Comune di Villa San Giovanni e firmato dall’ingegnere Paolo Nuvolone indica sotto il pilone calabrese la possibile presenza di una faglia capace di deformare la superficie. Carlo Doglioni, già presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, insieme ad altri esperti, ha chiesto ulteriori approfondimenti per definire meglio le caratteristiche del sistema.
Il terremoto del 1908 resta decisivo
La scossa che colpì Messina nel 1908, con magnitudo 7.1, costituisce il principale riferimento storico per valutare il rischio nell’area dello Stretto. Il Consiglio ha chiesto di rivedere il modello della sorgente sismica utilizzato nel progetto, prendendo in esame più interpretazioni e le relative conseguenze sulle scelte costruttive.
I progettisti hanno spiegato di essersi basati sul modello pubblicato da Boschi e altri nel 1989. I tecnici ministeriali chiedono però non una sola ricostruzione privilegiata, bensì una serie di scenari sismotettonici plausibili. La stessa Stretto di Messina riconosce l’esistenza di lacune e prevede nuove indagini in diversi ambiti.
Il parere del 6 agosto 2026 rileva che alcune questioni erano già state sollevate nel 1997 e sono riapparse nelle verifiche più recenti. Il Consiglio osserva inoltre che il progetto definitivo utilizza un quadro delle faglie basato su osservazioni e interpretazioni anteriori al 2010, destinato a essere aggiornato.
La documentazione mostra quindi un confronto ancora aperto tra le valutazioni dei progettisti e le richieste dell’autorità tecnica. Mentre la società considera le aree destinate a torri e ancoraggi tra le più stabili dello Stretto, il Consiglio chiede di completare le analisi prima di ritenere definita l’affidabilità complessiva dell’opera.
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