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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, l’auto di Stasi sequestrata dopo una settimana: il nuovo racconto

Piercarlo Collivignarelli ripercorre i controlli eseguiti sulla vettura di Alberto Stasi nelle ore successive alla morte di Chiara Poggi.

Il passaggio formale arrivò soltanto in seguito: secondo Piercarlo Collivignarelli, l’automobile di Alberto Stasi venne posta sotto sequestro una settimana dopo il delitto, mentre pioveva. L’ex assessore alla Sicurezza di Garlasco ha raccontato anche di due sacchi neri pieni di oggetti, sistemati sul carro attrezzi insieme ai veicoli portati via.

A distanza di anni, la sua ricostruzione riporta l’attenzione sulle attività svolte nelle prime ore dell’indagine e sulle modalità con cui venne esaminata la vettura presente vicino alla casa della famiglia Poggi.


Il ricordo dell’ex assessore

La testimonianza sarà trasmessa questa sera, martedì 6 ottobre, durante la nuova puntata di “Verità Nascoste”, programma condotto in prima serata su Retequattro dal giornalista Milo Infante. Collivignarelli, che nel 2007 ricopriva l’incarico di assessore alla Sicurezza del comune di Garlasco, ha riferito ciò che avrebbe osservato in via Pascoli il giorno della morte di Chiara Poggi, avvenuta il 13 agosto 2007.

Nel suo racconto, la scena comprendeva diverse vetture dell’Arma e l’auto di Stasi, collocata alle loro spalle. “C’erano tre macchine dei Carabinieri davanti e dietro la macchina di Stasi”, ha ricordato l’ex amministratore, descrivendo la disposizione dei mezzi davanti all’abitazione.


Controlli estesi dentro l’abitacolo

Secondo Collivignarelli, l’automobile fu sottoposta a una verifica molto accurata già sul posto. Due carabinieri di Garlasco e un’altra persona indicata nel racconto come Pennini presidiavano il mezzo, mentre gli operatori controllavano portiere, parte inferiore della carrozzeria, pneumatici, vano portaoggetti e zona sotto il volante.

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L’ispezione avrebbe coinvolto anche tutti i tappetini, compresi quelli posteriori: venivano sollevati, rimossi e osservati alla luce del giorno prima di essere ricollocati. L’ex assessore ha parlato di un continuo avvicendamento intorno alla vettura, segnalando inoltre che alcuni presenti indossavano i calzari ma non i guanti, oppure i guanti senza calzari.


La frase pronunciata alla fine

La ricostruzione attribuisce agli agenti una ricerca priva, in quel momento, di risultati evidenti. Dopo le verifiche, uno di loro avrebbe commentato: “Qui non c’è niente”. La frase è inserita nel racconto dei controlli effettuati nell’abitacolo e sulle parti accessibili del veicolo.

Il legale ha poi distinto quelle prime operazioni dal successivo provvedimento formale. A suo dire, il mezzo fu recuperato e sequestrato soltanto sette giorni dopo, circostanza che gli sarebbe rimasta impressa anche per la presenza dei sacchi contenenti materiali raccolti dagli investigatori.

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