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Cronaca 2 min di lettura58 min fa

Scuola, 60mila a Parigi: cosa accende la rivolta dei ragazzi

Eva, studentessa italiana in Erasmus e attivista, racconta cortei, repressione e disuguaglianze dietro la mobilitazione francese contro i tagli all’istruzione.

La mobilitazione parigina si è conclusa con uno sciopero di massa e un corteo che ha portato 60 mila persone in piazza della Repubblica. Per Eva, studentessa italiana in Erasmus nella capitale francese e militante di Cambiare Rotta, è stata una giornata di lotta particolarmente importante.


Una protesta segnata dalla repressione

La tensione è salita quando migliaia di studenti hanno occupato un grande viale nella zona meridionale di Parigi. Secondo il racconto di Eva, docenti e lavoratori della scuola si sono disposti attorno ai ragazzi per proteggerli, formando una barriera umana.

La polizia avrebbe comunque disperso il presidio con metodi giudicati molto duri dall’attivista. Eva riferisce che il giorno precedente un giovane aveva perso una mano e che altri ragazzi avevano riportato gravi danni alla vista; denuncia inoltre il ricorso massiccio ai lacrimogeni contro adolescenti di 14 e 15 anni, mentre accanto a loro si trovavano insegnanti anziani.


Nelle periferie il disagio esplode

Il movimento ha trovato nelle banlieue il suo principale punto di partenza, in quartieri dove si concentrano molte delle fragilità sociali francesi. Eva descrive una presenza significativa di studenti di prima o seconda generazione, inseriti in istituti con classi che arrivano a 38 alunni e dove mancano personale stabile, tecnici e coperture regolari per le supplenze.

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Anche gli edifici scolastici, secondo la studentessa, versano in condizioni critiche: in diversi istituti sarebbero presenti topi e blatte. A suo giudizio, la situazione francese richiama quella italiana, perché l’istruzione rischia sempre più di diventare accessibile soprattutto a chi dispone di maggiori risorse.


Il fronte si allarga ai licei

Alla protesta si sono uniti anche gli universitari, insieme agli studenti delle scuole superiori. Nel corso della giornata, i giovani hanno contestato i tagli all’istruzione e il rischio di un futuro segnato dalla precarietà e dall’indigenza.

La mobilitazione, ormai in corso da diversi giorni, ha coinvolto oggi 1.800 licei. Eva sottolinea il contrasto tra le risorse destinate alla scuola e gli stanziamenti per la guerra, indicati dai manifestanti come una delle ragioni della loro rabbia.

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