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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Oltre 90mila spettatori: il Festival dei Teatri di Pietra chiude in trionfo

L’ottava edizione ha attraversato la Sicilia e tre palcoscenici internazionali con più di quaranta appuntamenti, tra opera, sinfonica, inclusione e recupero dei luoghi storici.

Più di 90mila presenze hanno segnato l’ottava edizione del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, promosso dal Coro Lirico Siciliano. La rassegna si è conclusa dopo oltre quaranta appuntamenti, molti dei quali con il pubblico al completo, trasformando siti archeologici, teatri antichi e monumenti della Sicilia in spazi di produzione e partecipazione culturale.

La manifestazione, partita il 12 luglio da Monte Jato con un omaggio alla memoria di Giuseppe Di Matteo, ha esteso il proprio percorso anche a Gubbio, Spoleto e La Valletta, a Malta. Per gli organizzatori, il risultato consegna al Mezzogiorno uno dei principali poli di proposta musicale e scenica, con una stagione costruita intorno al tema “Accarezzare Eternità”.


Un pubblico oltre ogni previsione

Il direttore artistico Francesco Costa ha descritto l’estate del festival come una stagione capace di unire arte, memoria e impegno civile. «La grande musica non è un lusso per pochi, ma un bene primario di riscatto civile e spirituale», ha dichiarato, collegando il dato delle presenze alla partecipazione del pubblico e alla riscoperta di luoghi rimasti a lungo ai margini dei circuiti culturali.

Tra gli episodi più significativi Costa ha ricordato il Nabucco proposto con la Lingua dei Segni Italiana, le serate dedicate a Ennio Morricone a Malta e il ritorno alla fruizione di siti monumentali dimenticati. La stagione ha così affiancato alla programmazione artistica un obiettivo di inclusione sociale e valorizzazione del patrimonio.


Opera e memoria nei siti antichi

Il cartellone ha riunito opera lirica, musica sinfonica, colonne sonore, pop d’autore, danza e proposte di carattere spirituale. Al Teatro Greco Romano di Catania, Cavalleria Rusticana è stata inserita nelle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Luchino Visconti, con un allestimento che ha accostato il dramma verista alle immagini del cinema neorealista.

Il Nabucco di Giuseppe Verdi ha debuttato al Teatro Greco di Siracusa ed è stato poi portato a Tindari e al Teatro Antico di Taormina. L’inserimento della Lingua dei Segni Italiana, realizzato con l’Università di Parma e l’ENS, ha reso l’opera accessibile anche al pubblico sordo, segnando uno degli aspetti più rilevanti dell’edizione.

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A Taormina si sono tenuti concerti sinfonici dedicati a Hans Zimmer, Ennio Morricone e Ludovico Einaudi. Il programma ha incluso anche il Requiem di Mozart - L’Opera del Fuoco e alcuni omaggi a Franco Battiato, ospitati tra le pietre dell’Argimusco, a Morgantina e alle pendici dell’Etna, accanto alla scultura del Teseo Screpolato.


Dalla Sicilia ai palcoscenici esteri

La rete del festival ha coinvolto numerosi centri: da Palermo, Siracusa, Gela e Catania ad Agrigento, Taormina, Ragusa, Selinunte e Mazara del Vallo, passando per Monte Jato, Tindari, Morgantina, Santo Stefano Quisquina, Avola, Palazzolo Acreide, Ventimiglia di Sicilia, Adrano, Maletto, Canicattini Bagni, Leonforte, Priolo Gargallo, Nicolosi, Tortorici, Ragalna, Centuripe, Palagonia e Carlentini.

Fuori dall’Isola, Gubbio e Spoleto hanno accolto Love Morricone nei rispettivi Teatri Romani, mentre a La Valletta le musiche del compositore hanno ottenuto una risposta particolarmente ampia. La chiusura è stata affidata a una tournée di flamenco, con tappe a Catania, Siracusa, Caltanissetta e Tindari.

Il bilancio finale, secondo il Coro Lirico Siciliano, conferma la capacità della cultura diffusa di riattivare luoghi storici e coinvolgere comunità diverse. Il festival archivia così un’edizione caratterizzata dall’alto numero di spettatori, dalla varietà delle proposte e da un’attenzione costante alla memoria e all’accessibilità.

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