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Cronaca 2 min di lettura46 min fa

Torino, bimbo investito: il gip contesta la versione della 24enne

Camilla D'Alessandra resta in carcere: per il giudice la dinamica dell'impatto, l'assenza di frenate e la fuga sostengono l'accusa di tentato omicidio

La ricostruzione dell'incidente non convince il gip di Torino. Secondo il giudice, l'urto con un bambino di cinque anni non sarebbe compatibile con una semplice manovra finita male, come sostenuto da Camilla D'Alessandra, 24 anni, accusata di tentato omicidio.

La giovane ha negato di avere puntato volontariamente l'auto contro il piccolo. Il magistrato, tuttavia, considera più solidi gli elementi raccolti dai carabinieri e ha disposto per lei la custodia cautelare in carcere.


La dinamica dell'impatto resta decisiva

Nell'ordinanza vengono richiamate le immagini acquisite dopo l'incidente: la vettura, secondo il giudice, non avrebbe semplicemente affrontato una svolta. Durante la manovra avrebbe invece colpito un mezzo parcheggiato. A questo si aggiunge l'assenza di tracce di frenata rilevata dagli investigatori.

Per il gip, questi aspetti rendono poco plausibile l'ipotesi di una perdita casuale del controllo. La tesi accusatoria è che D'Alessandra volesse colpire il compagno e che il bambino, che si trovava vicino a lui, sia stato raggiunto al suo posto. Dopo l'impatto, inoltre, la giovane si sarebbe allontanata senza fermarsi a soccorrere il minore.


La lite prima dell'investimento

Durante l'interrogatorio di convalida, D'Alessandra ha spiegato di essersi infuriata dopo avere visto il fidanzato insieme alla sua ex compagna. Lo avrebbe raggiunto, aggredito verbalmente e colpito con uno schiaffo, prima di sottrargli il telefono.

In seguito sarebbe tornata in automobile e avrebbe seguito i due, ormai lontani, sostenendo di voler «continuare la conversazione». La ventiquattrenne ha anche riconosciuto di avere percorso via Pinelli a velocità elevata. Telefonate, messaggi e la sequenza degli eventi sono ora tra gli elementi esaminati per chiarire il possibile movente.


Perché il gip ha scelto il carcere

La misura più severa è stata motivata anche con il pericolo di interferenze nell'indagine. Gli accertamenti non sono conclusi e alcune persone devono ancora essere ascoltate: secondo il giudice, l'indagata potrebbe provare a raggiungerle, direttamente o tramite altri, per orientare le loro versioni.

L'ordinanza evidenzia che telefoni e strumenti telematici renderebbero difficile escludere eventuali contatti. Per il gip esiste inoltre un concreto rischio di nuove condotte violente, considerata la gravità dei fatti contestati e le modalità dell'investimento.

Il magistrato ha quindi escluso che una misura meno restrittiva possa tutelare adeguatamente le esigenze cautelari. La difesa continua però a respingere l'accusa secondo cui la giovane avrebbe voluto investire il bambino.

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