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Cronaca 2 min di lettura46 min fa

Botulismo a Reggio, l’antitossina arriva in meno di due ore

La disponibilità del farmaco nell’ospedale di Cosenza ha permesso di accelerare il trattamento del paziente ricoverato al Gom con sospetto botulismo.

Una fiala di antitossina botulinica ha raggiunto il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria nella notte, dopo essere stata trasferita dall’ospedale Annunziata di Cosenza. Il paziente, ricoverato a Reggio con un sospetto clinico di botulismo, ha così potuto beneficiare rapidamente dell’antidoto indicato dal Centro Antiveleni di Pavia.


La corsa contro il tempo

Il percorso di emergenza è stato attivato dai sanitari reggini non appena è emersa l’ipotesi diagnostica. Dopo il contatto con il Centro Antiveleni di Pavia, è arrivata l’indicazione a procedere con la somministrazione dell’antitossina.

La fiala era già custodita in Calabria e ha potuto essere resa disponibile al Gom in meno di due ore. Una circostanza che ha evitato l’attesa legata a un eventuale invio dai depositi nazionali collocati fuori regione, con tempi di trasferimento necessariamente più lunghi.


Cosenza diventa presidio strategico

La Terapia intensiva dell’Azienda ospedaliera di Cosenza è stata designata come microdeposito autorizzato per conservare l’antitossina. La scelta nasce da un’intesa tra la Regione Calabria e il ministero della Salute, pensata per assicurare una risposta più rapida in caso di necessità all’interno della rete ospedaliera regionale.

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Andrea Bruni, direttore dell’Unità operativa complessa di Terapia intensiva e Anestesiologia dell’Annunziata, ha definito l’intervento una conferma concreta dell’utilità dell’accordo. “Nel botulismo – ha sottolineato Bruni – la rapidità dell’intervento è fondamentale”, ricordando che la disponibilità del farmaco sul territorio consente di superare le attese legate all’arrivo dell’antidoto da strutture lontane.


La lezione dell’emergenza di Diamante

Il microdeposito di Cosenza è stato istituito dopo l’emergenza che nell’agosto 2025 aveva interessato Diamante, nel Cosentino. In quell’occasione, il consumo di alimenti contaminati acquistati da un furgone-ristorante sul lungomare provocò due decessi e decine di ricoveri.

Durante quella crisi l’antitossina dovette essere fatta arrivare da fuori regione: dapprima dalla Farmacia militare di Taranto e poi tramite il sistema nazionale delle scorte strategiche. Secondo Bruni, l’esperienza attuale dimostra che il presidio calabrese non rappresenta soltanto una soluzione organizzativa, ma rafforza la sicurezza sanitaria dell’intero territorio.

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