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Cronaca 2 min di lettura31 min fa

Tumori cerebrali, oltre 100 varianti: cosa cambia tra diagnosi e cure

Il neurochirurgo Christian Brogna invita a distinguere le diverse neoplasie cerebrali e spiega perché interventi e terapie dipendono da molteplici fattori

La parola “tumore cerebrale” non identifica una sola malattia e non consente, da sola, di prevedere né l’esito né il trattamento. Prognosi e decisioni cliniche dipendono dalla natura della neoplasia, dal suo profilo biologico, dalla sede, dall’età e dalle condizioni complessive della persona.


Ogni neoplasia ha un percorso

«Non esiste un trattamento valido per ogni tumore cerebrale», osserva Christian Brogna, responsabile della Neurochirurgia al Paideia International Hospital di Roma. Il neurochirurgo, esperto di patologie oncologiche cerebrali complesse, spiega che la scelta terapeutica viene costruita caso per caso sulla base del tipo di tumore e delle sue caratteristiche molecolari.

A seconda delle circostanze, il piano può comprendere chirurgia, radioterapia, radiochirurgia, chemioterapia e successive verifiche con risonanza magnetica. In alcune situazioni la rimozione completa può essere risolutiva; in altre, l’operazione deve essere affiancata da ulteriori trattamenti con l’obiettivo di aumentare la sopravvivenza e preservare il più possibile la qualità della vita.


La rimozione parziale non basta

La classificazione delle neoplasie cerebrali è articolata: esistono più di 100 forme e, anche all’interno della stessa categoria, possono comparire sottotipi con comportamento e caratteristiche biologiche differenti. La sede della massa, la possibilità di intervenire, l’età e lo stato generale del paziente concorrono a definire il quadro clinico.

Per questo, il fatto che una lesione venga eliminata soltanto in parte non permette di stabilire automaticamente se sia benigna o aggressiva. In alcune aree il chirurgo deve fermarsi per non danneggiare funzioni essenziali del cervello, e il limite può riguardare sia forme a bassa malignità sia tumori più aggressivi.


Il caso raccontato da Di Battista

Il tema è tornato all’attenzione pubblica dopo che Alessandro Di Battista, durante “DiMartedì” su La7, ha parlato della propria esperienza. L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha raccontato di essere stato operato a Cuba, spiegando che i medici dell’Avana «mi hanno salvato la vita» e hanno rimosso quasi tutta la massa; ora dovrà affrontare le cure successive, auspicando che risultino efficaci.

Secondo Brogna, episodi di questo tipo possono alimentare l’idea che una diagnosi al cervello equivalga necessariamente a una condanna. Restano infatti diffusi i timori legati a deficit cognitivi, difficoltà nel linguaggio e prognosi negativa, ma l’esperto sottolinea che ogni valutazione deve partire dai dati specifici della singola neoplasia e dalla situazione individuale del paziente.

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