Tor Vergata, un’aula per Federica: il messaggio contro il femminicidio
L’Università di Tor Vergata ha dedicato un’aula di lettura a Federica Torzullo, ex studentessa di Ingegneria gestionale uccisa l’8 gennaio 2026.
Una targa per ricordare Federica Torzullo, ma anche un luogo destinato a interrogare ogni giorno chi lo attraverserà. L’Università di Tor Vergata ha intitolato all’ex studentessa un’aula di lettura, trasformando uno spazio dedicato allo studio in un richiamo permanente al rispetto, alla libertà e alla dignità delle persone.
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La memoria passa dalle nuove generazioni
Federica Torzullo aveva conseguito la laurea in Ingegneria gestionale nel 2011. È stata vittima di femminicidio l’8 gennaio 2026. Alla cerimonia organizzata nell’Ateneo romano è intervenuto Massimiliano Caramia, coordinatore della macroarea di Ingegneria e professore ordinario del dipartimento di Ingegneria dell’impresa “Mario Lucertini”.
Caramia ha osservato che molti degli studenti che da oggi entreranno nell’aula non avranno conosciuto la storia di Federica. La targa potrà spingerli a chiedersi chi fosse, cosa le sia accaduto e per quale ragione l’università abbia scelto di ricordarla proprio in quel luogo. Secondo il docente, il significato dell’iniziativa dipenderà anche dalla capacità dell’Ateneo di dare risposte a quelle domande nel tempo.
L’aula di lettura, ha spiegato, non è soltanto un ambiente in cui preparare esami. Qui ragazze e ragazzi studiano, si confrontano, condividono esperienze e attraversano momenti diversi della propria vita. Per questo il nome di Federica accompagnerà persone con storie, aspirazioni, timori e speranze differenti.
L’università chiamata a fare di più
Nel suo intervento, Caramia ha sottolineato che la formazione tecnica non può essere separata dall’educazione alla responsabilità. Gli studenti imparano ad analizzare problemi, valutarne gli effetti e governare situazioni complesse, ma queste competenze, da sole, non sono sufficienti se non vengono unite alla considerazione per le scelte e l’autonomia altrui.
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“Il femminicidio non è una fatalità, non è un destino inevitabile: è la pretesa di esercitare un potere sulla vita di un’altra persona”, ha detto Caramia durante la cerimonia. A suo giudizio, il rispetto deve essere un principio condiviso e non una concessione; l’università e le istituzioni, quindi, devono contribuire a costruire una cultura diversa non solo attraverso le lezioni, ma anche con i comportamenti quotidiani e il modo di ascoltare gli altri.
Il professore ha inoltre richiamato l’articolo 2 della Costituzione, che riconosce i diritti inviolabili della persona. Non si tratta soltanto di diritti visibili, come quelli legati all’istruzione, al lavoro o alla salute, ma anche delle aspirazioni e delle esigenze più intime di ciascuno.
“Una società non è migliore soltanto quando diventa più efficiente: è migliore quando diventa più giusta”, ha concluso Caramia. Il ricordo di Federica, dunque, è stato legato all’impegno dell’Ateneo nel formare professionisti preparati, ma anche cittadini capaci di riconoscere i propri doveri e i diritti degli altri.
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